Tamagosando
Nella mia vita ristorativa ho lavorato spesso con giapponesi ed ho scoperto che a quest’ultimi piace adattare parole del loro vocabolario con termini molto simili a quelli originari occidentali: così “birra” diventa “biru”, “bus” diventa “busu”, oppure “hotel” si trasforma in “hoteru” e “computer” in “konpyuta” e tanti altri esempi;
Sono le -gairaigo- (letteralmente “parole venute da fuori”) e vengono scritte adattando i suoni stranieri alla fonetica sillabica giapponese.
Ma aldilà della convenienza fonetica, così come noi occidentali spesso (e ben a ragione, anzi dovremo farlo di più) guardiamo con ammirazione e rispetto a quell’incredibile mondo di isole che è il Giappone, così anche loro spesso ci strizzano l’occhio e guardano verso di noi con curiosità mescolata ad una certa emulazione.
In cucina questo ammiccamento si traduce in –yōshoku- uno stile culinario giapponese che reinterpreta piatti occidentali adattandoli ai gusti e ingredienti locali, e che per questo si distingue dalla cucina tradizionale giapponese (washoku).
Il piatto del video di oggi è un classico esempio di cucina yōshoku: il Tamagosando, un sandwich molto popolare fatto con pochissimi ingredienti ma molto ma molto gustoso.
Ci sono pane in cassetta, uova (tante), maionese giapponese (kewpie) e senape, si mescola, si cuoce, si assembla e si mangia, ogni boccone è una bomba di comfort food che io ho voluto fare, permettetemi il termine, leggermente “gourmet” ma che in Giappone più spesso si trova incelofanato sugli scaffali di drogherie e market.
Talmente buono che quasi quasi ci scappa una lacrima e infatti, come in un perfetto assist calcistico, la musica di accompagnamento è dei Bryan’s Magic Tears, band francese sul pezzo da qualche anno e che è nota per lo più per rivisitare sonorità rock molto anni ‘90…
E giù pioggia di lacrime.
tamagosando_mazu in the corner
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