Mi ammollo ma non mollo
Pronto per partire, ma questa volta il viaggio ha un percorso diverso da quello di tutti i giorni per andare al lavoro. Oggi si viaggia per svago.
Tra borse e borsette ho addobbato la bici come se fosse un albero di Natale. Dentro c’è l’essenziale per tre giorni di bici da Mantova a Rovereto passando dal lato veneto del lago di Garda. Con il brutto tempo all’orizzonte, peraltro. E quindi c’è la necessità di qualche ricambio in più. Ultimi dubbi: prevale l’essenzialità. Anche perché le borse e le borsette sono quelle.
È tutto molto bello anche nel prima. C’è, per l’appunto, il cosa portare e poi la preparazione del percorso, i chilometri da fare nelle varie tappe, i luoghi e gli alloggi dove dormire, e le combinazioni con i treni all’andata e al ritorno. E, naturalmente, arriva il giorno del durante. A questo giro siamo in tre. I treni regionali permettono l’accesso alle bici senza prenotazione, fino a esaurimento. Quelli moderni hanno 8 posti comodi per bici ogni due vagoni. In quelli più vecchi c’è un vagone dedicato in testa o in coda al treno. Ci sono sempre più ciclisti pendolari e cicloturisti in fila per entrare nel vagone giusto per le bici. Anche gli intercity hanno i posti per le bici ma sono solo 6 e devono essere prenotati.
Il viaggio inizia quando si lascia alle spalle l’uscio di casa. Anche quando sei in treno sei comunque in movimento. La prima tappa è Mantova – Peschiera. A Mantova per le strade della città appena scesi dal treno è subito evidente che c’è un rapporto diverso tra ciclisti e automobilisti rispetto a Firenze. Ovvero meno universalmente ostile verso i ciclisti. La differenza la fanno sicuramente le infrastrutture dedicate alle bici, ma soprattutto il numero dei ciclisti presenti. Anche a Mantova sono in minoranza ma non sono un’eccezione. E quindi in fase di sorpasso di una macchina, alle intersezioni, sugli attraversamenti ciclopedonali non ti senti in pericolo costante.
Fuori da un portone un ragazzo in moto ci grida: “Non mollate, forza”. Solidarietà tra due ruote.
Dopo Mantova il Mincio da lago ritorna fiume. Ci si pedala accanto sulla ciclabile esclusiva. Pioverà ininterrottamente e forte lungo tutti i 50 chilometri. Ma ci capiterà lo stesso di incontrare altri cicloturisti che non si sono lasciati intimidire dalla pioggia. Capita. Oggi è andata così. Ad ogni cicloturista di passaggio, ricordando le parole del ragazzo di Mantova, in segno di solidarietà, veniva naturale gridargli: “Sempre in sella, non mollo anche se mi ammollo”. Tutti hanno sorriso. Chissà se qualcuno ha capito l’incitamento. Boh. Forse qualcuno era italiano. Ma non era solo la pioggia, era pure il vento contro. Pedalare in queste condizioni è la cosa peggiore. Si pedala più veloce perché il desiderio di una doccia calda è più forte della fatica. Pace. Non ci resta che pensare che sarà più bello gustarsi il sole quando ritornerà a farsi vedere in cielo. Sarà come se tu lo avessi conquistato. Sarà come se te lo fossi meritato.
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