Tempi eccitanti… e classisti
Ho iniziato a leggere Tempi eccitanti di Naoise Dolan (Blu Atlandide) mentre ero seduta nel salone della parrucchiera e sulla mia testa albergava un’insolita miscela di erbe tintorie: mi piace il chiacchiericcio che c’è in Salone – un posto molto alla mano e con ottimo rapporto qualità prezzo, cioè una manna dal cielo – ma a volte quando sono lì in mezzo agli scambi di opinioni su figli, vacanze e meches mi piace anche immergermi nella lettura solitaria per astrarmene un po’, soprattutto in certi pomeriggi a fine settimana, quando per le persone introverse come me il grande puzzle delle relazioni sociali deve necessariamente perdere qualche pezzo per strada e stare un attimo in pausa. Insomma inizio a leggere il libro e capisco subito che mi piace, e la ragione è una e una sola e quindi la dirò subito chiaramente: si parla di classi sociali, in questo romanzo, senza mezzi termini, con ironia mista a senso di sconfitta e di inadeguatezza. È una storia, questa scritta da Dolan, molto contemporanea: siamo ad Hong Kong, dove la protagonista Ava, poco più che ventenne, si è trasferita dall’Irlanda in cerca del suo posto nel mondo (facendo i conti con il suo budget non altissimo) e lavora come insegnante di inglese in una scuola per bambini ricchi. L’incontro con Julian, banchiere inglese belloccio e poco comunicativo con portafoglio gonfio e brillanti prospettive di carriera a livello internazionale, spinge i due a una strana convivenza nel bell’appartamento di lui, anch’essa molto contemporanea: non stanno insieme, fanno occasionalmente sesso, lei non paga l’affitto ma cucina per entrambi e si prende cura di certe sue camicie di lusso. I due mantengono ognuno i propri spazi, sanno stare in silenzio ma hanno anche conversazioni dai toni taglienti, sempre in equilibrio tra humor e dramma, ed è lei soprattutto a costruirsi via via che il tempo insieme diventa più stabile un linguaggio, una gestualità e addirittura un pensiero parallelo alla realtà, che le consenta di stare in questa situazione che è sì atipica e probabilmente rischiosa per i suoi sentimenti aggrovigliati, ma le consente anche di avere un tetto sopra la testa, e pure molto confortevole.
Durante un lungo periodo di assenza di Julian per lavoro all’estero Ava conoscerà Edith, minuta e bellissima creatura dai capelli perfetti e dallo spirito libero con guardaroba raffinato, che le farà scoprire nuovi interessanti scenari su come sia possibile stare in una relazione senza farcirla di sovrastrutture. La cosa interessante di questo libro è proprio la continua franchezza con cui Dolan attraverso i ragionamenti e lo sguardo di Ava affronta temi ancora sottilmente tabù nell’immaginario contemporaneo anche di noi persone di reddito medio che però sanno cosa voglia dire sentirsi inadeguati perché le frequentazioni che, chissà perché chissà percome, ci hanno portato a rapportarci con persone più ricche di noi. Ava infatti sente la distanza di classe anche nelle piccole cose, come ad esempio il ticchettio delle unghie curate di Edith mentre la guarda rispondere alle mail di lavoro anche mentre loro due sono a teatro. Edith ha infatti un lavoro prestigioso (e piuttosto remunerativo) e quindi deve essere sempre concentrata, sempre pronta a dare attenzione a quel mondo ordinato e carico di (ricca) tensione performante dal quale Ava si sente esclusa. E Ava sulla distanza di classe fa battute, ne descrive clichè e meccanismi, cita oggetti, gesti di riferimento: è uno spasso leggere le sue osservazioni al vetriolo e allo stesso tempo malinconiche, dove si coglie bene anche il suo essere giovane, profonda, e spesso impaurita mentre cerca di difendersi e allo stesso tempo si arrovella su quanto potrebbe essere rischioso uscire allo scoperto, fare chiarezza, prima di tutto con se stessa e poi con coloro che ha intorno. Mi è piaciuto molto il racconto del suo senso di solitudine, spalmato qua e là anche nei momenti apparentemente insignificanti di certe sue giornate (io amo quando nei romanzi si descrivono le giornate “normali”, quelle in cui non accade niente di particolare, mi sembra di prendere respiro) la schietta semplicità di certi suoi pensieri apparentemente arzigogolati sulla società, che in realtà raccontano di paure e insicurezze.
Ho continuato a leggere il libro portandomelo dietro ovunque nei giorni successivi all’appuntamento “green” dalla mia parrucchiera: in particolare lo consiglierei per i viaggi in treno, anche brevi, come quello che ho fatto per lavoro qualche sabato fa, da Sesto Fiorentino a Empoli. La luce al mattino presto nelle stazioni ferroviarie, mentre si posa sui binari, è una cosa che mi sorprende sempre, in ogni stagione: viaggiare per lavoro per alcune persone significa prendere aerei verso convention manageriali di un certo livello, per altri, come me, può significare spostarsi di pochi chilometri per parlare di biblioteche, ma in ogni caso leggere di come ci si sente quando queste differenze di classe diventano parte delle nostre vite è interessante e fa pure tirare un sospiro di sollievo, fa pensare – banalmente ma non importa – vedi, non solo la sola a sentirmi così. Di Dolan consiglio moltissimo anche il romanzo Una coppia felice, sempre ambientato in epoca contemporanea, ironico e a tratti dolcissimo, senza retorica alcuna, ma con belle stilettate al sogno dell’amore per sempre. Buon viaggio, anche se breve, e buone letture in giro con voi.
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