A passeggio con il libro
Sul finire dell’anno, in quei mesi freddi dove fa buio presto – cosa che tutti odiano e io amo – mi prende sempre gran nostalgia delle atmosfere dickensiane e mi piace addentrarmi in storie nere, drammatiche ma con brio, con quei personaggi venuti dalla polvere e pieni di crepe che però si battono a denti stretti con la miseria e con il loro passato di dolori per rimanere a fare cose nel mondo. Qualche tempo fa ho trovato il romanzo perfetto per le mie voglie gotico urbane: si intitola Lily, di Rose Tremain, pubblicato da Einaudi. Ambientato nella Londra fuligginosa di metà Ottocento (quella che diventerà pochi anni dopo teatro dei delitti di Jack lo Squartatore) è la storia di una bambina – la Lily del titolo – abbandonata dalla madre di fronte ai cancelli di un parco, nel gelo, dove diverrebbe presto preda di bestie feroci se un misterioso agente di polizia che passa di lì non la portasse in salvo. La piccola viene affidata alle cure di una famiglia contadina ma all’età di sei anni, per legge, deve rientrare in orfanotrofio, dove conoscerà violenze e soprusi che la segneranno per sempre. È una storia di sofferenza la sua, ma anche di ribellione, di ricerca di riscatto, di vendetta. Lily è una protagonista femminile moderna, attaccata con le unghie e i denti alla propria indipendenza ma anche desiderosa di innamorarsi, ostinata quando si mette in testa di ritrovare la sua vera madre ma anche fragile e generosa quando la miseria diventa troppo pesante e la sua amica malata ha bisogno del suo aiuto. Un po’ feuilletton, un po’ telenovela d’altri tempi (ma senza eccessi retorici e con grazia) questo è un romanzo che mi ha fatto pensare più volte allo Spedale degli Innocenti di Firenze, che è stato a lungo orfanotrofio e che ancora oggi rappresenta un’importante istituzione a sostegno dell’infanzia. In particolare mi è venuto in mente il portico dello Spedale, opera del Brunelleschi, con i bellissimi rilievi di Andrea Della Robbia, in terracotta bianca e azzurra, che raffigurano i putti in tutta la loro innocenza, con la pancia in su, il volto sereno, il naso che punta al cielo: ho pensato alla nostra Lily del romanzo da piccina, così simile a uno dei putti, e credo che Piazza Santissima Annunziata, dove sorge lo Spedale, potrebbe essere il luogo ideale dove iniziare a leggerlo, questo libro, magari quando arriveranno temperature più miti. Quando andiamo in giro proviamo a infilare in borsa un volume – magari leggero, e Lily lo è – per regalarci un momento di sosta in un posto suggestivo e che magari ci ricorda proprio quelle atmosfere lì, quelle della narrazione. Questa cosa del leggere “en plein air” la facevo ai tempi dell’Università, proprio in quella piazza lì, che per l’appunto si trova proprio accanto alla facoltà di lettere. Lo so, erano gli anni novanta (sic!) e i cellulari quasi non c’erano, ma i libri sì, e quelli ci sono sempre, e allora perché non portarli a passeggio? È quel che si cerca di fare in questa piccola rubrica, si spera di darvi qualche idea per farvi venire voglia di infilarvi nelle pagine dei libri mentre magari vi guardate un po’ intorno in città. Buone letture!
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