Unione per il Mediterraneo

Da ormai troppo tempo il Mediterraneo è teatro di vittime, e con il passare del tempo questa tragedia non può che aumentare, se non si decide di agire prontamente in maniera coordinata e non solo a parole.
Proprio in questa settimana l’Italia ha assunto la presidenza di turno dell’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo, che riunisce i 28 stati membri dell’Unione europea e gli Stati che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo. Molti si chiederanno cos’è e quale scopo persegue l’ Unione per il Mediterraneo.
L’Unione per il Mediterraneo è un’organizzazione intergovernativa, creata nel 2008 su proposta del presidente francese Sarkozy, con l’obiettivo di riavvicinare politicamente le due sponde. Questo processo di cooperazione è la prosecuzione di ciò che viene comunemente chiamato processo di Barcellona, ossia la creazione di un partenariato euro-mediterraneo con lo scopo di realizzare un mercato di libero scambio. Tuttavia tale progetto si scontrò con i persistenti problemi legati al Medio oriente e al conflitto israelo-palestinese, successivamente aggravati dagli attentati dell’11 settembre.
Dopo l’allargamento dell’Unione europea nel 2004 e l’implementazione della politica europea di vicinato, si rafforzò l’idea di combinare tale progetto con il rilancio del partenariato euro-mediterraneo. Il fautore di tale politica fu Sarkozy, il quale sfruttò tale progetto come uno dei temi della sua campagna elettorale nel 2007.
L’Unione per il Mediterraneo costituisce un quadro di sviluppo per le relazioni politiche, economiche e sociali tra l’Unione europea e gli Stati che si affacciano sul mediterraneo. Tale progetto è stato costituito per lavorare congiuntamente attraverso la creazione di un’area di pace, di stabilità, di sicurezza, di condivisione di un’economia prospera, nonché quella del rispetto dei principi democratici, dei diritti umani e quelli di libertà.
Tuttavia anche se l’Unione per il Mediterraneo non ha poteri esecutivi ma solo quello di instaurare un dialogo politico e scambiare idee su progetti, sembra che come tante altre organizzazioni stia perdendo la sfida con la propria missione. Sarà compito dell’Italia, per un anno, provare a rilanciare e a credere in questo progetto.
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