100 anni e nemmeno una coppa
Arranca, la signorina in viola, in vista del traguardo prestigioso del secolo di vita. Era fine agosto 1926 quando, sotto la regia del marchese Luigi Ridolfi, la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas e il Club Sportivo Firenze si misero insieme dando vita prima all’Associazione Calcio Firenze e poi all’Associazione Calcio Fiorentina. Che tale rimase fino al 2002 quando, causa fallimento, mutò il nome in ACF Fiorentina.
Bella storia, ma forse i tifosi viola si aspettavano una celebrazione meno crepuscolare. Perché dopo un campionato in cui la Viola è stata più di là che di qua, intendendo per di qua la serie A e per di là la serie B, c’era la segreta speranza di portare a casa un trofeo. Una coppa da alzare al cielo in piazza Signoria e portare in giro per la città passando davanti al Franchi (e mandando un bacio alla Curva Fiesole), per poi finire tutti a cena al Viola Park a prendersi gli applausi di Rocco Commisso affacciato da qualche nuvola.
Non era la Champions e nemmeno l’Europa League, ma la un po’ reietta ma tanto desiderata Conference League, che la Fiorentina insegue da anni e che adesso sembra essergli sfuggita definitivamente di mano.
Ha fatto un po’ come i gamberi, la Viola, nella terza coppa europea. Negli anni, prima due finali con Italiano, poi una semifinale con Palladino e infine un quarto di finale con l’accoppiata Pioli-Vanoli. Insomma, sempre a peggiorare e i tempi belli, quelli del megaschermo al Franchi per le due finali, sembrano definitivamente tramontati. Eppure ce le ricordiamo quelle due sere di maggio contro West Ham e Olympiacos Atene, non proprio due squadroni, in cui Firenze è stata davvero a un passo da vedere i suoi sogni trasformarsi in realtà e il Franchi era strapieno di gente che non vedeva l’ora di sciamare fuori a festeggiare fino all’alba.
In effetti quest’anno vincere la Conference, da qualcuno ribattezzata non a caso Sofference, sembrava possibile, visto il livello non eccelso. Invece, è accaduto l’incredibile e la Fiorentina si è ritrovata invischiata in una caotica lotta per non retrocedere. Dunque tutti i piani fatti in estate sono andati, come si dice, a ramengo. E la priorità è stata data alla salvezza.
Nonostante tutto, in qualche modo, la Viola era arrivata ai quarti di finale. Forse non in ottima salute, vista anche l’età, ma la sue carte da giocare le aveva. Qualcuno aveva pensato “stai a vedere che in un anno così disgraziato vinciamo questa maledetta e benedetta coppa”. E sono tornate in mente le vicissitudini del 1990, quando la squadra aveva rischiato seriamente (anche allora) di retrocedere ma aveva poi raggiunto un’insperata finale di Coppa Uefa. Finita però come tutti ricordano. O come tutti dovrebbero ricordare.
Ma siccome al calcio non si possono applicare le leggi di Vico sui corsi e ricorsi storici, la Viola, in un campionato pure così simile a quello di allora, non si è ripetuta in Europa e si è schiantata contro il muro eretto dai londinesi del Crystal Palace. Uno 0 a 3 all’andata che è diventato un Everest da scalare al ritorno al Franchi.
Dunque, ancora una volta, i festeggiamenti sono rimandati a chissà quando. Sicuramente non al prossimo anno, quando i tifosi viola dovranno riorganizzare i propri giovedì sera senza la palla europea. Un vero disastro calcistico, soprattutto in una stagione che prometteva ben altro.
La Conference era un po’ diventata il giardino della signorina in viola. Al posto delle rose e degli iris, adesso, ci sono le erbacce. Speriamo che chinarsi per strapparle non le faccia troppa fatica.
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