“Batti lei?”
Il tennis è diventato lo sport nazionale italiano? Il sospetto che sia così viene dopo quello che è successo domenica 17 maggio a Roma, quando la finale degli Internazionali d’Italia al Foro Italico ha messo in scacco addirittura il derby Roma-Lazio di serie A, che doveva giocarsi lo stesso giorno. Finale del tennis prevista alle 17:00. Dunque il derby non poteva iniziare alle 15:00, come stabilito da tempo, causa le poche centinaia di metri che separano lo Stadio Olimpico e il Campo Centrale del Foro. Questioni di ordine pubblico.
E chi ha dovuto soccombere modificando l’orario di inizio alle 12? Incredibile ma vero: il calcio. La finale del tennis è infatti cominciata all’ora prevista mentre il calcio, dopo aver minacciato attraverso la Lega Serie A addirittura il ricorso al Tar, si è dovuto inchinare alla nuova realtà italiana. Anzi, al nuovo re del tennis Jannik Sinner, il vero eroe dei nostri tempi, il numero uno, il punto di riferimento, colui che potrebbe vincere le elezioni in qualsiasi partito e con qualsiasi legge elettorale.
Il tennis, qui da noi ma non solo, è sempre stato considerato (magari a torto) uno sport elitario, per benestanti veri o presunti che potevano permettersi l’iscrizione a un club, le lezioni con il maestro, la quota oraria dei campi. E anche la racchetta e l’abbigliamento “giusti”, tutta roba di marca pubblicizzata dai grandi campioni ( poi c’erano le palline, che si usuravano sempre troppo spesso). I club erano in gran parte posti in cui i soci ti guardavano un po’ dall’alto in basso se non avevi la racchetta in fibra di carbonio, scarpe, maglietta e pantaloncini in “tinta”. Insomma un passatempo non proprio a buon mercato. C’erano anche club con quote di iscrizione più accettabili e campi meno cari, però nemmeno lì ti potevi presentare stile Fantozzi e Filini.
I tennis club erano anche luoghi di ritrovo, dove potevi discutere tra “esperti” di lungolinea, volee, lob, smorzate, back-spin e top-spin. Mangiando e bevendo, magari. E, alla fine, chi praticava questo sport era in fondo contento di far parte di una specie di élite, di un gruppo abbastanza ristretto.
Del resto in Italia il tennis ha avuto pochi grandi campioni, prima di Sinner. Da contare sulle dita della mano le vittorie nei tornei slam. Eravamo rimasti a Panatta, ultima stella, che nel 1976 aveva vinto tutto: Roma, Parigi e la Davis. Per poi fermarsi però perché lui, grande talento sportivo, in fondo era uno a cui piaceva godersi la vita. Certo, c’erano state le vittorie di Francesca Schiavone al Roland Garros a Parigi nel 2010 e di Flavia Pennetta nel 2015 agli US.Open, ma il tennis femminile ha sempre mosso poco le folle (come se il tennis vero fosse solo quello giocato dagli uomini…).
Poi è arrivato Sinner. E prima di lui Berrettini, in finale a Wimbledon nel 2021. Ma il vero punto di svolta è stato l’altoatesino, che in pochissimi anni con le sue vittorie ha cambiato tutto lo scenario. Così l’italiano medio, in genere calciofilo quindi spesso arrabbiato, è diventato improvvisamente tifoso di tennis. Purtroppo l’essere tifoso non comporta, automaticamente, il fatto di essere esperto. Anzi. Tanto che i social sono diventati un campo di battaglia tra chi, comunque, un pochino ha giocato (e quindi conosce le regole) e chi non ha mai preso una racchetta in mano ma si sente in dovere di pontificare. E poi, logicamente, sono cominciate le offese verso gli altri giocatori, soprattutto verso Alcaraz, che è diventato il bersaglio dei tifosi di Jannik, anche perché era l’unico in grado di contrastare il loro idolo. Adesso che lo spagnolo non gioca per un infortunio, le acque si sono un po’ calmate: non c’è nessuno da offendere perché Sinner non perde mai.
Anche se forse i vecchi appassionati di tennis, quelli che hanno avuto come idoli Borg, McEnroe, Sampras e via dicendo, sono un po’ turbati dall’avvento di Jannik. Il risultato è che adesso nessuno bada a spese, tutti vogliono giocare a tennis e tutti i genitori mettono una racchetta in mano ai propri figli perché in questo sport si fanno soldi. Più che nel calcio.
E ora, nei tennis club, c’è tanta di quella gente che non si riesce più nemmeno a parlare.
![]()


