12000 chilometri dopo
“Volevo sapere se eri morto. Ti sto sentendo piangere: sei vivo”. Sono le parole di mia figlia allo scadere della semifinale di Conference League il 18 maggio 2023. La Fiorentina ha vinto contro il Basilea con un gol di Barak nei tempi supplementari e andrà in finale a Praga contro il West Ham.
Rispondo piangendo a mia figlia che ho visto la partita da solo in una cameretta di 8mq e cenato a merendine del distributore di un para Motel di Elster in Sassonia a 100 km circa da Berlino. Sono in Tour per l’Europa. Naturalmente in bici. Il giorno dopo la maglia viola, che mia figlia mi aveva regalato alla partenza del mio Tour con la speranza di indossarla in caso di vittoria, viene notata da un ambulante di frutta al mercato di Wittenberg. Lui riconosce la maglia e mi dice qualcosa in tedesco con la parola Fiorentina e il segno di vittoria alla fine del discorso. Io gli intono l’inno viola. Lui ride, io godo.
A Wittenberg ho voglia di festeggiare con una colazione immensa. Appoggio male la bici con il pedale a un marciapiede di fronte a una pasticceria enorme con paste enormi. Cade, la rialzo, sembra tutto a posto a parte il pedale sinistro che fa un verso sinistro. Cerco un meccanico. È lì vicino. Il verdetto è categorico, anche se mimato: i pedali vanno cambiati tutti e due per sicurezza.
12.000 km dopo, la scorsa settimana sulla pista ciclabile lungo il Garda, sulla salita verso Malcesine, il pedale sinistro (sempre lui) improvvisamente comincia a fare un verso sinistro. Anche in quel caso la ricerca del meccanico dura meno di 1 km. E anche in questo caso è identico il verdetto. Cambio di pedali immediato. Però cambio.
12.000 km dopo mi sono accorto che non ho più bisogno di un pedale double face. Cioè di un pedale dove su una faccia ci si può attaccare la scarpa. Quel pedale serve al ciclista che mette al primo posto la prestazione. La scarpa con l’attacco ormai l’ho appesa al muro. Pedalando s’impara. Sono diventato un cicloturista ortodosso. Mi fermo troppo spesso. Anche solo perché mi va. Pedalo per viaggiare e nel viaggio le soste sono altrettanto necessarie. La prestazione la lascio ai ciclisti che con la scarpa attaccata al pedale pedalavano sopra di me sulla statale a 30km (e più) all’ora mentre io me ne andavo sulla pista ciclabile a filo d’acqua del lago di Garda a 15km (e meno) all’ora. Nel ciclismo, così come nella vita, è tutta una questione di scelte. Pedalare per credere. In fondo il Cicloturismo è un percorso di fede sostenuto dalle parole di San Tommaso.
E niente succede a caso. Anche questo cambio di pedale ha a che fare con una vittoria della Fiorentina. Nel primo caso il giorno dopo. In questo secondo caso invece il cambio di pedale è avvenuto il giorno prima. Il giorno prima della vittoria della Fiorentina contro la Juventus. 12000 km dopo. I cicli del cicloturismo hanno bisogno di tanti chilometri per compiersi.
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