Autogestori
Questo è un post con dedica. Anzi: è una dedica travestita da post. Una dedica. Un pensiero. Un sorriso. È un post che avevo voglia di scrivere da un po’ e che viene fuori solo ora. È un post che parla di un mazzo di chiavi. Uno stanzone. Un computer. Dei graffiti. Di serate e nottate passate a scrivere, a studiare. A far due chiacchiere. Tante sedie clorate. Una macchinetta del caffè. E un gruppetto di ragazze e ragazzi. Leonardo, Jacopo, Matteo.
Sono gli autogestori della stanza al piano terra della BiblioteCanova Isolotto. Una stanza autogestita aperta anche oltre l’orario della biblioteca: aperta il sabato, la domenica, la sera fino a tardi. In quello stanzone, che ha un’intera parete a vetri, ci sono ragazzi che studiano di tutto: medicina, scienze forestali, giurisprudenza, ingegneria, scienze della formazione. L’ho scoperta tardi, questa idea dell’autogestione. Per puro caso. Lì io ho iniziato a scrivere la mia tesi. Lì ho studiato anche il giorno prima del mio ultimo esame: una domenica pomeriggio di tempo grigio, di pioggerella noiosa. Di sonno e ansia insieme. Io ero lì.
“Dobe bai mamma?”.
“A studiare, giò!”
“Aah! Vai in bubluteca?”
“Sì, in biblioteca”.
“In bubbiteca?”.
“Biblioteca”.
“Bubbuteca!”.
Lì, da quei ragazzi a cui oggi voglio dire: grazie!
Foto: Facebook
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