È un cantiere
“Dov’è casa?” È la domanda di queste nostre vacanza raminghe. Ospiti a casa dei nonni. Casa degli zii. Casa degli altri zii. Casa dei bisnonni…. E se vi viene in mente qualche altro parente. Beh: metteteci pure quello. E aggiungete allora anche qualche altra casa. Grande. Piccola. In campagna. Vicina al mare. Vecchissima. Dov’è casa? È una vecchia poltrona che diventa la prua di una nave. O anche la cabina di un aereo – a seconda dell’avventura. È un’amaca a cinque posti – solo un pochino stretti – che affaccia su un campo di grano. E poi là in fondo: il mare. Casa è un telo da picnic a quadri azzurri e bianchi, steso su un prato verde. È il mio felpone blu – che è fuori stagione, lo so. Ma è casa mia. È l’odore del pane appena sfornato. Casa è uno scoglio su cui le onde si infrangono ridendo. È un eremo in collina: quella luce, quella gioia. L’amore. È un vecchio iPhone pieno pieno di musica. Le nostre canzoni. La nostra musica. È una scatola di Lego. Qualche macchinina. E poco di più. È la terza rotonda di Viale Ariosto, dopo un’ora e mezzo di macchina e un’estate raminga: “Mamma ma siamo a casa!”. È il loro sorriso. È un letto a castello di legno con le lenzuola verdi e un elefantino peloso ad aspettarli accanto ai cuscini. È un cantiere. Casa nostra, al ritorno dalle vacanze, è un cantiere: senza cucina, senza pavimento. Muratori, elettricisti, polvere, calcinacci, roba ammucchiata. “È bellissima, mamma!”. Possiamo farcela.
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