Fenomenologia del teleutente olimpico
Il teleutente olimpico italiano è onnisciente in materia di sport. E le Olimpiadi di Milano-Cortina, sarà perché si gioca in casa o sarà per l’entusiasmo generato dal numero delle medaglie, sono diventate una continua esternazione di sapienza agonistica. Del resto è un po’ quello che è successo nel tennis con l’avvento di Sinner: tutti tennisti, anche quelli che non sapevano distinguere un passante da un pallonetto.
Insomma, lo short track, lo skeleton, il freestyle big air, il biathlon, lo slopestyle non hanno più segreti. Come se non avesse fatto nient’altro fino al giorno prima, il teleutente olimpico pontifica di sport invernali, anche se magari la sua frequentazione della neve si limita alle pallate fatte con i parenti nell’ultima nevicata in città (per Firenze, si parla del 2010). Alcuni hanno l’accortezza di informarsi il giorno prima su Wikipedia. Altri, invece, no. E vanno a istinto. Per esempio, quando parlano di curling.
“Che saranno mai, sono bocce su ghiaccio. Sai quante volte ci ho giocato. Anche in spiaggia”.
E sorridono sornioni come a dire “lo so bene” mentre si piazzano davanti alla tv.
Belle queste piste di ghiaccio su cui far correre le bocce.
Ma cosa sono quei sassoni grigi sormontati da maniglie colorate. Paiono pentole a pressione, ma non osano dirlo per paura di passare da inesperti. Manca anche il pallino, quello a cui ci si deve avvicinare il più possibile per fare il “punto”.
E poi, quando comincia la partita, i giocatori e le giocatrici quasi si inginocchiano, spingono quei sassi sul ghiaccio e i loro compagni (o compagne)… A quel punto lo sguardo del navigato telespettatore si fa vitreo: sono apparsi gli spazzoloni, che in un turbinio forsennato cominciano (appunto) a spazzare il ghiaccio davanti al sasso, con quelle buffe scarpette che sembrano vagamente quelle del tip tap. E le grida, ad accompagnare i gesti del lanciare e dello spazzare.
Ed è così che nella mente un po’ sconvolta del teleutente olimpico si fa strada l’idea improvvisa che il curling abbia ben poco da spartire con le bocce che lui tirava sulla spiaggia.
Però gli piace la grazia con cui questi ragazzi scivolano sul ghiaccio con quelle strane scarpette e con lo spazzolone in mano senza mai dare l’impressione di poter cadere. E poi, parlano tanto, prima di ogni tiro. Magari si vogliono anche bene…
E allora il teleutente va a informarsi e scopre che il curling è nato in Scozia molti anni prima e che i sassi, detti semplicemente “stones” in inglese, sono fatte con un granito speciale che prima proveniva da un’isola scozzese e ora principalmente dal Galles. Scopre che è uno sport praticato da almeno 1,5 milioni di persone nel mondo, e che il dato è in crescita. Scopre anche che le scope servono per ridurre l’attrito sul ghiaccio e fare andare il sasso più veloce, ma anche per direzionarlo.
A questo punto, il teleutente olimpico può tranquillamente considerarsi esperto di curling. Quindi cambia canale. Ed ecco che appaiono dei pattinatori che girano velocissimi su una corta pista di ghiaccio, una curva e un rettilineo, una curva e un rettilineo. Si chiama short track, dicono i sottotitoli.
Vabbè dai, più o meno è come quando si andava a pattinare sul ghiaccio a Sasso Marconi.
E sorride sornione, come a dire “lo so bene”.
Per fortuna, la prossima settimana comincia il torneo di calcio balilla al circolo.
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