Il biglietto del bus a 2 euro: un mugugno giusto, ma la strada resta una sola
Dal 1° agosto il biglietto della tranvia e degli autobus di Autolinee Toscane a Firenze passerà da 1,70 a 2 euro, un aumento di circa il 15%. Lo ha confermato il presidente della Regione Eugenio Giani, scaricando parte della responsabilità sui Comuni che negli anni avrebbero ridotto il loro contributo al trasporto pubblico locale rispetto alla Regione. Gli abbonamenti annuali saliranno di circa l’8%, con qualche tutela per gli studenti under 26 sulle tratte extraurbane. Restano gratuiti i viaggi per i bambini sotto gli 11 anni.
Le proteste non si sono fatte attendere, e sono comprensibili. Sindacati e associazioni dei consumatori parlano di un sacrificio chiesto agli utenti senza un confronto pubblico adeguato e senza garanzie sui miglioramenti del servizio. Pendolari e studenti fanno notare, giustamente, che da mesi convivono con corse saltate, attese infinite alle fermate e autobus sovraffollati. Il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti è stato il primo ad intervenire, definendosi amareggiato per per un aumento che arriva a fronte di un servizio che da tempo ormai sul suo territorio non funziona. Anche da destra arriva un’osservazione che, depurata dalla polemica politica, contiene un punto difficile da liquidare: come si può chiedere ai cittadini di lasciare l’auto a casa mentre si alza il prezzo dell’alternativa?
È un mugugno legittimo. Ma è altrettanto legittimo, e necessario, ricordare perché il trasporto pubblico non è un capriccio né un lusso da centro storico: è lo strumento più concreto che abbiamo per affrontare insieme tre problemi che a Firenze si toccano con mano ogni giorno: il traffico che imbottiglia i viali e allunga ogni spostamento; lo smog che si accumula nella conca fiorentina, dove l’aria circola poco e le polveri sottili restano; il riscaldamento globale, a cui ogni automobile in più sulla strada continua a dare il suo contributo, piccolo ma moltiplicato per centinaia di migliaia di spostamenti quotidiani.
Non si tratta di un’opinione, ma di un dato che la letteratura sui trasporti urbani ripete da decenni: spostare anche una minoranza di automobilisti sul trasporto pubblico riduce le emissioni per passeggero-chilometro in modo molto più efficace di qualsiasi intervento sulle sole tecnologie dei veicoli privati. Un autobus pieno, anche un autobus diesel datato, inquina meno per persona trasportata di dieci auto con un solo occupante a bordo. Una tranvia elettrica come quelle fiorentine, alimentata da una rete che include sempre più energia rinnovabile, è ancora più efficiente. La transizione ecologica delle città passa più dal trasferimento modale (dalle auto ai mezzi collettivi, alle bici, a piedi) che dalla sola sostituzione del parco auto con veicoli elettrici, che restano comunque costosi in termini di materiali, energia per la produzione e suolo occupato.
Il problema, allora, non è se investire sul trasporto pubblico, ma come farlo senza scaricare il conto principalmente sugli utenti più fedeli, quelli che già hanno fatto la scelta più sostenibile e che un aumento del biglietto rischia di scoraggiare proprio nel momento in cui servirebbe convincerne altri a fare lo stesso.
La critica di chi protesta diventa costruttiva, se la trasformiamo in proposte concrete invece che in semplice lamento. Alcune strade sono già state evocate nel dibattito di questi giorni e meritano di essere portate avanti con più convinzione.
La prima è la tariffazione differenziata per chi usa il servizio in modo occasionale rispetto a chi lo vive ogni giorno. Il Comune di Firenze sta già valutando un biglietto più caro per i turisti che arrivano in tram dall’aeroporto o da Villa Costanza, lasciando inalterato il costo per i residenti pendolari. È un principio già adottato in molte città europee per i collegamenti aeroportuali, e ha senso: chi visita Firenze per qualche giorno può permettersi di contribuire un po’ di più dei residenti che usano il servizio tutto l’anno.
La seconda riguarda le risorse pubbliche. Tra Regione e Comuni si gioca da settimane un braccio di ferro su chi debba metterci più soldi, mentre l’imposta di soggiorno pagata dai turisti continua a crescere insieme ai flussi turistici. Destinare una parte più consistente di questi introiti al trasporto pubblico locale, anziché ad altre voci di bilancio, sarebbe coerente con l’idea che chi sceglie di visitare la città contribuisca a tenerla vivibile per chi ci abita.
La terza è probabilmente la più importante: la qualità del servizio deve crescere insieme alle tariffe, non restare un miraggio. Un aumento del prezzo è più accettabile, e più difendibile anche per chi come noi sostiene la necessità del trasporto pubblico, se si traduce in corse più frequenti, mezzi meno affollati e puntualità reale, anche prima dell’entrata in esercizio delle sospirate nuove linee della tranvia. Senza questo, ogni rincaro rischia davvero di spingere qualcuno a tornare in auto, vanificando l’obiettivo che tutti, almeno a parole, dicono di voler raggiungere.
Infine, c’è una responsabilità che riguarda anche i cittadini più attenti all’ambiente: continuare a scegliere bus e tram anche quando costano un po’ di più, perché ogni passeggero che resta a bordo è un argomento in più, concreto e numerico, per chiedere alla Regione e al Comune di investire meglio invece di limitarsi ad aumentare le tariffe. La battaglia per una mobilità sostenibile a Firenze si vince anche nelle scelte quotidiane di chi, di fronte a un biglietto più caro, decide comunque di lasciare l’auto in garage.
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