Depavimentare sì, ma scegliendo bene dove
Della depavimentazione ho già scritto in termini positivi: è una delle poche pratiche urbanistiche che agiscono davvero contro le isole di calore e il dissesto idrogeologico, restituendo permeabilità a un suolo che per decenni abbiamo sigillato senza pensarci due volte. È un cambio di paradigma che merita di essere sostenuto, a patto che sia accompagnato da una manutenzione seria nel tempo, non solo dal taglio del nastro.
Proprio perché è uno strumento prezioso, vale la pena usarlo con cura. Un caso recente aiuta a capire cosa significhi in pratica: il Comune di Firenze ha presentato il progetto “Ema Verde-Blu”, che prevede di depavimentare i percorsi ciclopedonali interni al parco del Galluzzo, sostituendo l’asfalto con “terra solida” parzialmente permeabile. FIAB Firenze Ciclabile, insieme ad altre associazioni ambientaliste fiorentine, ha presentato in Conferenza dei Servizi alcune osservazioni che meritano attenzione.
Il punto sollevato è tecnico e circostanziato. Quei percorsi sono destinati, secondo lo stesso Piano Operativo Comunale, a diventare parte di una ciclovia strutturata tra Ponte a Ema, Galluzzo e Bagnese, pensata per favorire la mobilità dolce a tutte le età. Trattandosi di un tracciato già immerso nel verde e ombreggiato, i benefici della depavimentazione in termini di contenimento delle temperature e delle acque meteoriche sarebbero qui modesti; in compenso, un fondo permeabile renderebbe la pedalata più faticosa dopo la pioggia, specialmente per chi è meno allenato, e richiederebbe una manutenzione più frequente e costosa. Un bilancio che, in questo caso specifico, pende dalla parte sbagliata.
È un promemoria utile: la stessa soluzione applicata in contesti differenti può avere effetti molto diversi. Dove il verde e l’ombra ci sono già, il guadagno ambientale è limitato; dove invece l’asfalto domina senza motivo, l’impatto può essere enorme. Le stesse associazioni che hanno sollevato il caso del Galluzzo indicano alternative concrete a pochi passi di distanza: le isole spartitraffico in cemento che occupano tanti incroci cittadini senza una reale funzione, le ampie superfici asfaltate del Parco delle Cascine, o il sovradimensionato viale Tanini nello stesso quartiere del Galluzzo. Sono luoghi dove togliere asfalto significherebbe davvero meno calore accumulato e più acqua assorbita, in un tessuto urbano che ne ha bisogno molto più di un sentiero già all’ombra degli alberi.
Non è quindi una critica alla depavimentazione in sé, né tanto meno alla volontà delle amministrazioni di investirci risorse: è un invito a guardare la mappa del territorio con attenzione e a far coincidere gli interventi più visibili con quelli che pesano davvero sul piano ambientale. Le grandi trasformazioni urbane hanno bisogno di consenso, e il consenso si costruisce anche mostrando che le scelte sono guidate da dati e non solo da intenzioni buone. Il confronto aperto da FIAB e dalle altre associazioni fiorentine va in questa direzione: non un ostacolo al progetto, ma un contributo per farlo funzionare meglio, dove può davvero fare la differenza.
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