Parcheggi scambiatori, luci ed ombre
I parcheggi scambiatori fiorentini sono ormai un pezzo consolidato della mobilità cittadina, il punto in cui l’auto si ferma e il tram diventa protagonista. Villa Costanza, Viale Guidoni, e Parterre sono in uso ormai da anni, le macchine e i pullman turistici restano fuori e l’aria della città è salva. La critica a questo disegno è che in questo modo non si disincentiva l’uso dell’auto, la si tiene solo lontana dal centro.
Con la linea 3.2.1 Libertà-Bagno a Ripoli il modello prova a fare un passo in più: i due nuovi scambiatori, viale Europa con 458 posti e Bagno a Ripoli con 358, non guardano soltanto a chi lascia la macchina e sale sul tram, ma a chi la macchina la lascia a casa e arriva pedalando. Lungo viale Europa la ciclabile corre affiancata al binario, protetta da centinaia di alberi nuovi presenti anche intorno all’area di sosta.
Sulla carta è un disegno che prova davvero a spostare l’ultimo miglio dalla gomma alla pedalata. Chi abita nei quartieri limitrofi non è più costretto a prendere l’auto per arrivare al capolinea: può farlo in bici e lasciare il posto libero a chi viene sul serio da fuori città. L’impostazione merita credito, perché rompe con la vecchia logica dello scambiatore come imbuto, buono solo a spostare il traffico di qualche chilometro senza intaccarlo. E per incentivare ancora di più l’uso della bicicletta, il Comune di Firenze ha annunciato in questi giorni un provvedimento per l’acquisto di strutture dedicate alla sosta delle bici, le cosiddette bike box o velostazioni, strutture chiuse, con accesso a tessera, illuminate e videosorvegliate, dove la bici sta al coperto e soprattutto al sicuro, da collocare vicino alle stazioni e ai parcheggi scambiatori.
Sin qui gli aspetti positivi. Ma ci sono anche ombre che si allungano. Il primo lato negativo è una piaga che colpisce un po’ dappertutto le nostre città: incuria e degrado, spazzatura abbandonata, piantumazioni non curate, trasformano un progetto brillante in un quadro desolante. Non è colpa del disegno, ma di una manutenzione assente o incostante, e anche di un minimo di cura da parte di chi quegli spazi li usa ogni giorno e li tratta invece come se non fossero di nessuno.
Ma c’è anche un altro problema inaspettato, derivante dall’eccessivo successo del mezzo tranviario. Il paradosso sta nel fatto che gli abitanti di Scandicci, ad esempio, vedono arrivare le carrozze già stracolme di tutti coloro che sono saliti a Villa Costanza, con il risultato che non possono usufruire del servizio inizialmente pensato solo per loro. Lo stesso potrebbe accadere alla futura linea per Bagno a Ripoli: chi sale in viale Giannotti potrebbe trovare ogni spazio occupato da coloro che hanno lasciato auto o bici nei parcheggi scambiatori, situati a monte.
Il progetto tranvia risulta quindi tutt’altro che concluso, non solo per i lavori ancora in corso e per le nuove linee in arrivo, ma anche per trovare sempre nuove soluzioni al fine di risolvere problemi già previsti e situazioni inaspettate, effetti collaterali di un successo lusinghiero e da difendere nel tempo.
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