La battaglia per la Piana Fiorentina: aeroporto o parco?
Sabato 16 maggio 2026, un corteo di almeno 1.500 persone ha sfilato da Sesto Fiorentino fino al polo scientifico dell’Università e ritorno. Cartelli, striscioni, e perfino un gigantesco materassino a forma di fenicottero rosa, il volatile simbolo degli stagni della Piana, agitato tra la folla. Il messaggio era inequivocabile: la nuova pista dell’aeroporto di Peretola non s’ha da fare.
La Piana Fiorentina è una vasta area pianeggiante a nord-ovest di Firenze, stretta tra la città, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Prato. Per decenni è stata un territorio scomodo: troppo urbanizzato per essere considerato campagna, troppo fragile per reggere ulteriore cemento. Oggi è al centro di uno scontro che oppone chi vuole trasformarla in un grande parco metropolitano a chi preme per ampliare lo scalo aeroportuale con una nuova pista da 2.200 metri.
Il Masterplan 2035 di Toscana Aeroporti prevede una nuova pista orientata in modo da ridurre i sorvoli sui quartieri residenziali, un nuovo terminal firmato dall’architetto Marco Casamonti e investimenti stimati intorno ai 470 milioni di euro. I sostenitori del progetto — tra cui la sindaca di Firenze Sara Funaro e il presidente della Regione Eugenio Giani — lo descrivono come un’infrastruttura strategica capace di portare oltre mille nuovi posti di lavoro.
L’iter, però, è tutt’altro che lineare. Dopo anni di ricorsi e sentenze, all’inizio di maggio il Ministero dell’Ambiente ha emesso un nuovo decreto che modifica la Valutazione di Impatto Ambientale: invece di attendere il parere vincolante della Commissione Europea sulla compatibilità con il sito Natura 2000 degli Stagni della Piana, ora basterà una semplice informativa. Per i favorevoli è una correzione tecnica necessaria. Per i contrari è, nelle parole di un esponente del comitato, “uno sgamotto per aggirare il problema”.
Al cuore del no ambientalista c’è un dato difficile da ignorare: la Piana è un territorio ad alta pericolosità idraulica. Nel novembre 2023 l’alluvione di Campi Bisenzio causò danni per oltre due miliardi di euro. Nel 2025 è toccato al torrente Rimaggio, a Sesto Fiorentino. Asfaltare altri ettari di suolo, già tra i più impermeabilizzati della Toscana, significa ridurre ulteriormente la capacità del territorio di assorbire le acque piovane, proprio mentre il clima rende gli eventi estremi sempre più frequenti e intensi.
“Questi sono territori fragili, come hanno dimostrato le recenti alluvioni”, ha detto la vice-sindaca facente funzioni di Sesto Fiorentino alla manifestazione. “Non possiamo stendere chilometri di cemento”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’Università di Firenze, che ha presentato ricorso al TAR perché l’ampliamento comprometterebbe lo sviluppo del Polo Scientifico di Sesto, e i Comuni di Calenzano, Campi Bisenzio e Carmignano, che hanno già impugnato il decreto VIA.
L’alternativa: il Parco della Piana
I movimenti contrari all’aeroporto non si definiscono “quelli del no”. La loro proposta è concreta: trasformare la Piana in un grande parco metropolitano, un polmone verde che compensi i livelli di inquinamento dell’area, riduca il rischio idrogeologico attraverso casse d’espansione e zone umide, e restituisca ai cittadini uno spazio naturale in un contesto fortemente urbanizzato. Una visione che trova riscontro anche in alcuni progetti già avviati, come la nuova oasi naturalistica prevista nell’area di Sesto Fiorentino.
I favorevoli alla “rotazione” della pista dell’aeroporto ribattono che non si tratterebbe di una grande cementificazione, in quanto la nuova pista parallela all’autostrada andrebbe a sostituire quella già esistente, sebbene con un tracciato più lungo. Inoltre le aree naturali sarebbero solo sfiorate dalla nuova struttura. Infine, non bisogna dimenticare la situazione critica in cui vivono i cittadini di Peretola e Quaracchi, sorvolati a bassa quota da decine di voli giornalieri: con la nuova pista loro sarebbero salvi e nessun altro abitato verrebbe interessato.
Ci troviamo quindi di fronte a dilemmi di non facile soluzione: quanto suolo siamo disposti a consumare in nome dello sviluppo economico? E quale sviluppo vogliamo, in un’epoca in cui le alluvioni costano miliardi e il cambiamento climatico non aspetta i tempi della burocrazia? E poi Firenze ha veramente bisogno di accogliere più turisti? Ma se non si tocca la pista attuale, che possiamo rispondere a chi gli aerei li subisce quotidianamente?
Accordi, per ora, non ce ne sono e pare difficile sanare una frattura interna alle forze progressiste e ambientaliste. Di sicuro, nessuno vuole sacrificare i fenicotteri e gli altri uccelli migratori che scelgono la Piana Fiorentina per la loro sosta.
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