La Coppa avvelenata
Mancano circa tre mesi e mezzo all’inizio del campionato mondiale di calcio e l’incertezza regna sovrana.
Diciamolo, già in condizioni normali sarebbe tutto parecchio complicato. Un numero esorbitante di squadre partecipanti: 48. Numero senza senso logico, se non quello di far incassare più soldi possibile. Tre Paesi ospitanti (Usa, Canada e Messico), che tutti insieme fanno circa 22.000.000 di chilometri quadrati. Quindi sedi delle partite distanti, con tanti spostamenti aerei per la “gioia” degli ambientalisti e dei seguaci di Greenpeace. Tra l’altro la linea dura di Washington sull’immigrazione potrebbe rendere parecchio complicato l’arrivo in Usa dei vari tifosi.
Ma questo non è nulla in confronto al caos che si è creato dal momento in cui Trump è stato eletto presidente Usa, quindi più o meno un anno fa.
Sì, perché il giorno dopo l’insediamento il vecchio Donald decide che il Canada dovrebbe essere annesso agli Usa come cinquantunesimo Stato dell’Unione. Questione non nuovissima e già discussa in passato, che però Trump ha deciso di rispolverare con i suoi modi un po’ rudi. Ad alcuni Canadesi (pochi) piacerebbe anche, ma di sicuro non all’ormai ex primo ministro Pierre Trudeau alle cui rimostranze Trump ha risposto con una camionata di dazi.
Il Canada è comunque troppo grande per essere invaso. Con il Messico però ci si può provare soprattutto se, secondo quanto affermato da Trump, non si decide a chiudere le frontiere verso gli Usa agli immigrati irregolari e non smette di esportare droga negli Stati Uniti. Ma anche la risposta della presidente Claudia Sheinbaum non è stata ben accolta dal caro DonaLd. E allora, altra camionata di dazi.
Poi ci si è messo pure Gianni Infantino, presidente della FIFA, a intorbidire le acque e a minare ulteriormente le fondamenta dei Mondiali. In effetti, il fantomatico premio per la pace FIFA consegnato al presidente americano il giorno del sorteggio dei gironi (una decisione personale di Infantino) è sembrato una bizzarria senza ragioni apparenti. Senonché tutto è diventato più chiaro quando Infantino è stato visto il giorno dell’inaugurazione del mitico Board of Peace con il cappellino MAGA in testa.
E non finisce qui. Perché poi è nata la questione Groenlandia, isola parte integrante del Regno di Danimarca, su cui Trump ha mire espansionistiche (anche se pare che la voglia comprare, non invadere). Questione che ha scatenato le ire dei Danesi che, se si qualificassero, potrebbe anche boicottare i Mondiali di calcio insieme ai solidali Svedesi.
Il cerchio si chiude, drammaticamente, con l’invasione dell’Iran, che renderà probabilmente impossibile la partecipazione dell’Iran stesso ai Mondiali, aumentando anche a dismisura la tensione e la possibilità di atti terroristici. E facendo pensare a qualcuno che forse questo mondiale “non s’ha da fare né domani né mai”.
Certo, c’è sempre qualche illuso che pontifica che non bisogna mescolare sport e politica. Potrebbe anche essere vero se il meccanismo funzionasse nello stesso modo per tutti, senza distinguo di nessun tipo. Il fatto è che queste manifestazioni hanno assunto dimensioni talmente gigantesche che è impensabile non “contaminarle” con tutto quello che succede intorno.
Secondo noi i Mondiali, alla fine, si faranno. Magari a spalti semi vuoti, con i tifosi fermi alle frontiere a mostrare la cronologia del proprio facebook, come vorrebbero gli Usa, e l’esercito a presidiare i dintorni.
Di sicuro chi il 19 luglio alzerà la Coppa farà bene a indossare i guanti. Potrebbe essere avvelenata.
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