La nostra dimensione
Dimensioni sbagliate e dimensioni artistiche, capire la giusta dimensione e ridimensionarsi.
Ci hanno detto che il terzo posto in campionato non faceva per noi: perché la Champions League non è la nostra dimensione. Ma, a quanto pare, nemmeno una semifinale di Europa League lo è.
Qualcuno probabilmente non ha capito la dimensione dell’allenatore; qualcun altro, invece, non ha capito la dimensione ironica.
Forse parliamo di dimensioni per vedere chi è più virile.
La verità è che il calcio è un momento di svago, ma anche un momento di identità: e quei colori ci rappresentano, oltre una partita di pallone. Oltre un torneo ed oltre il risultato.
Non esiste una giusta dimensione quando svaniscono i sogni di gloria, ma esistono parole più giuste di altre per commentare un insuccesso.
Perché oltre le dirigenze, oltre gli allenatori ed i calciatori; oltre i cicli ed i mini-cicli. Oltre l’esaltazione che diventa tristezza. Oltre i fischi e gli applausi ironici, qualcosa resta: la nostra dimensione. Che è qualcosa di non concreto, che si assapora nel panino del prepartita e nella birra sugli scalini della curva. In un bambino che chiede al nonno com’è stato nel sessantanove; che domanda al babbo come giocasse Roberto Baggio.
Perché saremo snob, irriconoscenti, sognatori o ingrati: ma la nostra dimensione, la conosciamo benissimo.

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