L’inchino al Re
Nella foto, un ritaglio di giornale di un rosa sbiadito, Michel Jordan è in elevazione, il canestro davanti, un cecchino che sta prendendo la mira. Dietro al canestro un muro di folla. C’è chi urla, chi si mette le mani in faccia, chi osserva accigliato. Loro sanno cosa sta per accadere, sono i sostenitori degli Utah Jazz e il giocatore col 23 che hanno davanti, la loro maledizione.
Nella stessa foto, in basso a destra, appare un giocatore in maglia bianca, che sembra inchinarsi. È Byron Russel. Perché lo fa? Che sta succedendo?
Riavvolgiamo il nastro.
14 Giugno 1998, Salt Lake City, Usa. Gara 6 delle finale NBA tra Utah Jazz e Chicago Bulls. Se vincono gli Utah si va alla finalissima, gara 7; se no sarà sesto anello per i Bulls.
Negli ultimi 50” della partita è successo di tutto. Stokton, con una tripla, ha portato a + 3 i Jazz. Gli ha risposto subito Jordan, con una penetrazione da due, riportando i Bulls a -1.
Nell’azione successiva, i Jazz, senza fretta, vanno da Malone, sul lato sinistro del loro attacco. I secondi passano. Malone palleggia, braccato da Rodman, aspetta lo scarico giusto. Non si accorge che Jordan gli sta girando intorno… e gli ruba il pallone.
Ora il Re ha il pallone in mano. Attraversa il campo diagonalmente , da destra a sinistra. Mentre gli Utah si preparano a difendere, e arretrano. Il cronometro scorre inesorabile, ma Jordan sembra non aver fretta. Palleggia, non curante di Byron Russel, che gli sta addosso. Surplace. La palla rimbalza ripetutamente sul parquet.
Poi, uno scatto verso il centro, improvviso, a cento allora. Due, tre passi e stop. Lui, Jordan, si ferma, come fosse la cosa più naturale del mondo, e non lo è; l’altro, Russel invece non ce la fa a frenare, e cade. Quando riesce a ritrovare un minimo di equilibrio e prova a rialzarsi è nella posizione immortalata dalla foto, cioè inchinato, e guarda Jordan librarsi in area, composto, assoluto. Canestro. Bulls avanti +1. E’ finita. Sesto anello. Il Re ha vinto ancora.
Inchino al Re.
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