L’ultima curva di Villeneuve
L’auto rossa numero 27 esce velocissima dalla curva. Ha davanti un’ auto bianca, ma più lenta, incredibilmente più lenta, pericolosamente più lenta. L’auto rossa si avvicina all’auto bianca a velocità tripla.
Il pilota dell’auto bianca si sposta verso destra. Ma il pilota dell’auto rossa non va a sinistra, dove c’è tutto lo spazio per sorpassare. Non ci va. Che succede? È come se una potentissima calamita lo attirasse irrimediabilmente verso quell’auto che ha davanti a sé. Che succede? Le ruote anteriori dell’auto rossa urtano quelle posteriori dell’auto bianca. La macchina rossa numero 27 inizia a volare, e vola il pilota insieme a lei, con lei carambola in cielo, ripetutamente, poi sbatte sul prato verde, rimbalza, schizza via dall’abitacolo, scaraventato addosso a un palo della recinzione, dalla parte opposta della pista. Tutto è in volo, pezzi di lamiera, volante, casco, scarpe. Poi la scena si ferma. In mezzo alla pista sta, spezzata, l’auto rossa numero 27; appoggiato a un palo sta, spezzato, il suo pilota.
Gilles Villeneuve, pilota canadese di Formula 1, muore così alle 13.52 di sabato 8 maggio 1982 sulla pista di Zolder, in Belgio, durante le prove libere che precedono il Gran Premio. A 32 anni la sua vita è volata via sbattendo contro la March di Jochen Mass.
Per alcuni Gilles è e sarà sempre il prototipo del pilota coraggioso, sfrontato, senza macchia e senza paura, l’eroe giovane e bello. Per altri un pilota mediocre, un esempio da non seguire, che solo la morte, quel tipo di morte, ha reso un (falso) mito.
Fu suo figlio Jaques a diventare campione del mondo nel 1997. Lui no, lui vinse poco (solo 6 Gran Premi).
Nel 1978, in Giappone, alla seconda gara con la Ferrari, si scontrò con una Tyrrel, volando tra il pubblico e provocando due morti e diversi feriti. Enzo Ferrari lo difese, come lo difenderà sempre dalle inevitabili critiche per il suo modo di correre e per gli scarsi risultati. Dopo la sua morte Ferrari dichiarò:
« Il mio passato è pieno di dolore e di tristi ricordi: mio padre, mia madre, mio fratello e mio figlio. Ora quando mi guardo indietro vedo tutti quelli che ho amato. E tra loro vi è anche questo grande uomo, Gilles Villeneuve. Io gli volevo bene. »
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