Olimpiadi: il gran finale
Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina si sono concluse. E l’ultimo atto è stato come il botto finale dei fuochi artificiali, il più forte di tutti, quello che fa tremare i vetri. Non ce ne vogliano gli amici sciatori e nemmeno gli amanti del curling. Oppure i pattinatori, che sembrano funamboli in equilibrio non su funi, ma su lame così sottili da sfidare i principi della fisica.
Ci scusino i fondisti, il cui sforzo fisico è paragonabile alle 12 fatiche di Ercole. Insomma, nessuno degli eroi di questi giochi olimpici si senta sminuito, ma l’ultima gara era attesa come la finale dei mondiali di calcio. Certo, non era sicuro che Usa e Canada si sarebbero affrontati nella partita decisiva dell’hockey su ghiaccio maschile. Ma una sapiente regia e un po’ di fortuna hanno fatto sì che le cose siano andate esattamente in questo modo.
Si vociferava che lo stesso presidente Trump si sarebbe imbarcato sull’Air Force One per essere presente alla partita. Poi, causa vertenze con la Corte Suprema, non se n’è fatto di nulla. Questo però ci dice quanto fosse attesa questa partita, anche da chi l’hockey lo vede solo ogni 4 anni alle Olimpiadi.
E non è solo una questione di sport. Perché è innegabile che i rapporti fra Canada e Usa hanno visto giorni migliori. Appena insediato alla Casa Bianca, Trump, fra le innumerevoli dichiarazioni, aveva parlato anche di una possibile annessione del Canada agli Usa come cinquantunesimo Stato. Poi i dazi avevano contribuito a rendere l’atmosfera ancora più infuocata.
La grande attesa ha partorito una partita intensa e combattuta. L’hockey è uno sport molto fisico. Si gioca in sei, portiere compreso, con panchine foltissime (oltre 20 elementi) proprio perché il dispendio delle energie di chi va in campo è elevatissimo. Inoltre il tempo effettivo ha pochissime interruzioni, perché lo scontro fisico (anche violento) fa parte del gioco. E i simulatori potrebbero essere presi a male parole addirittura dai loro compagni. Il bastone, invece, deve essere usato solo per colpire il disco. Altri usi non leciti, tipo alzarlo a altezza avversario, portano a espulsioni temporanee di almeno due minuti.
La finale l’hanno vinta gli Usa per 2 a 1 (facendo doppietta, perché hanno vinto anche quella femminile sempre contro il Canada). Finale finita al supplementare (chi segna per primo vince) che, strana cosa, si gioca a ranghi ridotti: 4 contro 4, portiere compreso.
Insomma, gli Usa hanno fatto saltare il banco, anzi il ghiaccio, e adesso in Canada hanno paura che Trump si senta ancora più legittimato a chiedere l’annessione. Tra l’altro, in estate, i due Paesi dovranno confrontarsi come organizzatori, insieme al Messico, dei mondiali di calcio.
Comunque sia, è stata una conclusione degna di una bella edizione dei giochi olimpici invernali.
Naturalmente, ora tutti a scrutare il medagliere perché alla fine, come in ogni competizione, nonostante il parere di De Coubertin, l’importante è vincere non partecipare. Va detto comunque che le Olimpiadi, elargendo medaglie a tutti, hanno il grande merito di rendere le sconfitte un po’ meno amare. E forse anche in questo sta il loro fascino. Tanto che quando finiscono fanno scendere qualche lacrimuccia a tutti.
La cerimonia di chiusura è dunque un evento allegro ma non troppo. Anche perché molti dei vincitori di oggi fra 4 anni, per raggiunti limiti di età, potrebbero essere a commentare in televisione le gesta di altri.
Arrivederci nel 2030 in Francia. Si rimane in zona. In fondo, basterà solo scavalcare le Alpi.
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