Quel mitra
Era scritto a matita rossa, sul quaderno di italiano a righe di seconda: “Racconta e fai il disegno di un episodio piacevole di questi giorni di vacanze”.
Il loro primo pensierino.
“Io voglio scrivere dell’albero di Natale. Delle lucine, della musica, degli addobbi di pasta di sale e che lo abbiamo fatto tutti insieme!”.
“Bello Tommi, comincia a scrivere, vai! E te Pietro?”.
“Io voglio scrivere…. Mmmm….. Di…. Che siamo andati in centro in treno!! E che abbiamo incontrato Così davanti al presepe!”.
“Bravo, vai!!”.
“E che siamo stati sulla giostra!”.
“Bene”.
“E che c’erano tutte le strade addobbate”.
“Belle, vero?!”.
“E che c’erano la polizia, i carabinieri, l’ambulanza, la pulizia della strada, i vigili e i paracadutisti con il giubbotto antiproiettile e il mitra accanto al presepe”.
Quel mitra…
L’albero con i gigli rossi. Le luci. La gente. Gli addobbi. Il Duomo. Il presepe. La giostra. Loro tre che saltellano. Ridono. Chiacchierano. E quel mitra.
E quella domanda. Diretta. Semplice. Senza possibilità di scampo.
“Perché i’mitra, mamma?”.
Mi ha fatto male.
E ho farfugliato qualcosa. Qualcosa lo ha farfugliato anche babbo Matte. Ma la verità è che sto ancora cercando di rispondergli. Sto ancora cercando le parole giuste per dirgli la verità. Sto ancora cercando la verità di quel mitra di Piazza Duomo.
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