Scontrini a profusione
Una novità del 2026, in ambito fiscale, è stata l’entrata in vigore (progressivamente tra gennaio e maggio) dell’obbligo di comunicazione all’Agenzia delle Entrate dell’abbinamento tra ogni POS usato dagli esercenti e il relativo registratore telematico, cioè la cassa che memorizza e trasmette i corrispettivi.
Non si tratta di un collegamento fisico tra il POS e la cassa, ma di un abbinamento telematico, da effettuare online nell’area “Fatture e Corrispettivi” del sito dell’Agenzia delle Entrate.
In pratica, i commercianti hanno dovuto specificare quali strumenti di pagamento elettronico — POS, terminali o soluzioni equivalenti — sono utilizzati insieme a quali registratori telematici.
L’obiettivo della misura è permettere all’Agenzia delle Entrate di confrontare più efficacemente i pagamenti elettronici incassati con i corrispettivi/scontrini trasmessi.
Dal punto di vista tecnico è l’ennesima dimostrazione dell’incomunicabilità delle banche dati pubbliche. Tali dati erano, infatti, già disponibili, ma evidentemente non conciliabili, per i controlli del caso.
Fino ad oggi, quindi, un pagamento con carta di credito regolarmente tracciato poteva non trovare corrispondenza nei corrispettivi certificati dalla cassa, senza che il fatto venisse adeguatamente evidenziato.
Informaticamente (e logicamente) davvero incomprensibile.
Fatto sta che adesso questi dati vengono (finalmente) incrociati e una mancanza di corrispondenza viene adeguatamente evidenziata.
O così dovrebbe essere.
È stato sufficiente, però, il potenziale incrocio dei dati per stimolare una maggior attenzione da parte degli esercenti.
Il 28 maggio scorso, infatti, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, durante un evento per i 50 anni di Sogei (Società Generale d’Informatica S.p.A., braccio “armato” dell’Agenzia delle Entrate) ha reso noto che, al 15 maggio, l’abbinamento telematico POS–casse ha generato un incremento di 115 milioni di scontrini (per un aumento complessivo di 5,3 miliardi di euro di base imponibile).
Molto positivo per i conti pubblici.
Forse è un po’ eccessivo associare l’intero incremento nel numero degli scontrini alla misura recentemente varata, ma che ci sia una forte correlazione è innegabile.
Rimane incomprensibile, però, che l’incrocio dei dati, che dovrebbe essere uno dei pilastri dell’efficienza nei controlli, abbia necessità di simili misure per essere realizzato.
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