Il senso degli esami di riparazione
Sono uno studente di 15 anni, l’anno scolastico è praticamente finito e penso di essere rimandato in un paio di materie. Ma mi domando che senso abbiano ancora gli esami di riparazione. Quello che non ho imparato in un anno non potrò recuperarlo in poche settimane. Lei cosa ne pensa? Lorenzo
Caro Lorenzo, per la cronaca adesso non si chiamano più esami di riparazione, ma esami di recupero per gli studenti che hanno avuto il giudizio sospeso a giugno. Comunque questo è un tema antico. Da molti anni si discute anche se le bocciature abbiano un senso, figuriamoci gli esami di riparazione, che alcuni anni fa furono aboliti e poi reinseriti. Personalmente, se mi facessero una domanda secca, io li abolirei. Ma devo anche riconoscere che in qualche caso servono. Lo studente si concentra sulle materie su cui è stato “rimandato” ed effettivamente, in alcuni casi, se si impegna, si ripresenta con una preparazione effettivamente migliorata. Ho visto mettere sette e otto a studenti che avevano avuto quattro nel corso dell’anno con gli stessi insegnanti. Perché questi esami possano avere un senso, però, occorrono alcune condizioni.
Innanzitutto è inutile rimandare un ragazzo in troppe materie. Direi al massimo tre, meglio se una o due. Poi bisognerebbe indicare un programma fattibile in alcune settimane. Inutile dargli tutto il programma da fare. Si possono indicare solo gli argomenti dove lo studente aveva delle insufficienze o quelli che si ritengono più significativi. Il docente deve poi affrontare le prove di recupero dei ragazzi senza pregiudizi ed accogliere la possibilità che si rilevi un reale miglioramento. Infine il periodo. Credo che la cosa migliore sia farli entro il mese di luglio. Questo per diverse ragioni. Intanto la normativa prevede che gli esami si facciano entro il termine dell’anno scolastico, salvo eccezioni. Ma molte scuole hanno fatto di un’eccezione la regola. Non c’è fra l’altro nessuna prova che farli a settembre, dando quindi ai ragazzi più tempo, migliori la loro preparazione. Raramente ad agosto si mettono seriamente a studiare. E poi c’è un altro elemento. Molte scuole a giugno e luglio fanno dei corsi di recupero. E quindi, se gli esami si svolgessero a luglio, gli studenti avrebbero gli argomenti più “freschi”, con una maggiore probabilità di ottenere risultati positivi. Un mese di lavoro per studiare dalla fine della scuola basta ed avanza per un ragazzo che veramente vuole recuperare. La scuola a fine luglio avrebbe così tutti i dati finali per formare le classi e soprattutto i ragazzi saprebbero in tempi brevi il loro destino e potrebbero trascorrere serenamente le vacanze in agosto. Non è poco. Perché non è tormentando i ragazzi che si ottengono risultati. È vero piuttosto il contrario. Se si lasciano a loro invece un po’ di energie per recuperare, è più facile che l’anno successivo andrà meglio.
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