Spepera
Questo termine si usa nei confronti di una bambina (magari con il diminutivo di “sperperina”), o meglio ragazzina, abile nel parlare molto e mettere bocca su ogni casa che può essere oggetto di conversazione, specialmente con persone adulte che, a volte, male tollerano queste “intrusioni” di una giovane saccente, magari presuntuosa, con fare vivace, ma petulante, che non sa stare al proprio posto.
La parola “spepera” che è anche e principalmente verbo (sperperare), pare non avere una etimologia certa, e su questo argomento molte sono le teorie degli studiosi in materia. Fra le tante teorie quella più accreditata si deve al linguista e filologo Prof. Luca Serianni (scomparso di recente) che ipotizzava un legame diretto del verbo “sperperare” con il latino cristiano “perpero” (dal greco hyperpyros, col significato di “fiammeggiante”), nome che veniva dato a una moneta d’oro bizantina di alto valore diffusa nel Balcani nel basso medioevo.
Se infatti si aggiunge a questo termine il prefisso negativo dato dalla lettera “s”, ecco che il nuovo significato indica un modo di “gettare via”, “disperdere” un qualcosa di grande valore, ovverosia compiere un atto di spreco, di dilapidazione.
Nel nostro caso, quando spesso il “silenzio è d’oro”, ogni parola aggiunta forzatamente e con enfasi pavoneggiante e ridondante, fa assumere, a chi insistentemente rimarca e puntualizza intorno a un argomento, un atteggiamento altezzoso e irritante, che appunto risulta inutile come lo sono gli sperperi di sostanze con un alto valore, a significare che il fiato e le parole dette sono importanti e non devono essere disperse, gettate al vento; ne va della propria reputazione e considerazione che, nei rapporti sociali, riveste un grande valore.
Prima di concludere è giusto segnalare che altri studiosi ritengono che “spepera” possa più semplicemente derivare da “pepe” (aggiungendo sempre il prefisso “s” come “peggiorativo”, e un suffisso “era”), magari pensando che in epoche antiche il pepe era una spezia con molto valore e spesso usata anche come moneta di scambio (come accadeva nella Via dei Materassai dove si trovava il grande mercato di Palermo).
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