Tramvia, Mon Amour
La storia della tramvia a Firenze parte da lontano. Il 5 aprile 1879 fu inaugurato il primo servizio tranviario trainato da cavalli, che collegava Firenze a Campi. Successivamente si passò al vapore e con la linea per Fiesole avvenne l’elettrificazione della rete, la prima in Italia, trasformandola in un sistema moderno per l’epoca. I fiorentini, con quel tocco di creatività locale, ribattezzarono il nuovo mezzo “tranvai”, modificando la grafia della società belga che gestiva il servizio all’inizio del ‘900 (“Les Tramways Florentins”).
Poi, negli anni 50, in preda al boom economico e all’innamoramento collettivo per la Fiat 500, abbiamo smantellato tutto. Ci son voluti decenni, amministratori coraggiosi e visionari, polemiche, lavori e code infinite, ma alla fine la tramvia è partita. Il fiorentino, zitto zitto, ci è salito sopra. E non è più sceso.
Oggi, provate a togliere la tramvia a chi abita a Scandicci o a Novoli. Rischiate il linciaggio. Perché, al di là delle battute, la tramvia ha portato una rivoluzione vera:
- Scivolare via silenziosi e puntuali mentre le auto sono in coda.
- Peretola che non è più un miraggio. Prima, tassì o parcheggi che costavano più del biglietto aereo, ora, scendi dal tram, entri in aeroporto. Fine. Una civiltà che ci meritavamo.
- Meno smog: ogni tram pieno toglie dalla strada decine e decine di macchine. Meno tubi di scappamento, meno CO2, meno polveri sottili. La tramvia è green davvero, non per moda.
In questi mesi i cantieri si sono spostati verso sud est, e altri ne seguiranno per portare le linee allo stadio e oltre. Bada che lavoro, l’è tutto un buco! Sì, è vero. I cantieri sono una rottura, c’è poco da girarci intorno. E poi ci sono le polemiche sui pali (che, diciamolo, non sono proprio invisibili, ma sui viali non ci saranno), sugli alberi tagliati (e ripiantati, diobonino, date loro tempo di crescere!), e sulle pensiline.
Ma proviamo a guardare avanti: potremo andare in Piazza San Marco senza impazzire per un parcheggio o arrivare a Bagno a Ripoli leggendo un libro invece che smoccolare per il traffico.
La tramvia di Firenze non è perfetta: a volte è piena zeppa, in certi punti è un po ‘rumorosa. Ma ha reso Firenze una città più europea, più moderna e più vivibile.
Ha ricucito le periferie con il centro storico, ha dato valore agli edifici vicini alle fermate e ci ha regalato il lusso di lasciare la macchina a casa. Quindi, lamentiamoci pure dei cantieri, fa parte del nostro DNA. Ma quando il prossimo tram arriverà silenzioso in banchina, saliteci col sorriso. Perché, in fondo, la tramvia l’è ganza.


