Turandot “O divina bellezza! O sogno! O Meraviglia!”
Il novembre del 1924 vide la morte di Giacomo Puccini che era intento alla scrittura della opera Turandot. La parte musicale del finale, incompiuta, venne scritta da Franco Alfano e solo nel 1926 l’opera fece il suo debutto al Teatro della Scala di Milano.
A 100 anni da quella prima il Puccini Museum di Lucca arricchisce la sua esposizione inserendo nel normale percorso due sale nelle quali è possibile ammirare fotografie, documenti originali e disegni riguardanti la complessa scenografia utilizzata, immagini degli interpreti, insomma tutto quello che permette al visitatore di vivere, in qualche modo, la famosa serata di un secolo fa.
Fiori all’occhiello della esposizione due costumi originali, uno per atto, utilizzati per il personaggio di Turandot. Recentemente ritrovati, restaurati dal Museo del Tessuto di Prato che collabora alla esposizione ed esposti soltanto in un’altra occasione, nel 2021, appunto al Museo del Tessuto.
Costumi di eccezionale fattura arricchiti da gioielli, accessori e parrucche, anche essi di altissimo livello, che sottolineano l’importanza e il valore dell’Opera all’epoca.
Sarà poi possibile, sempre restando in tema costumi, ammirare figurini e bozzetti di Galileo Chini e Umberto Brunelleschi i cui lavori finiti vennero utilizzate nelle varie prime italiane e nel resto del mondo.
La mostra non scioglie il dilemma della corretta pronuncia del nome Turandot (Turandò o Turandotte?) ma offre un importante approfondimento su una delle maggiori opere italiane. Il tutto in stile liberty, che non guasta mai.

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