Andrea Macaluso, il piacere di un gioco che si fa sul serio

Faccio l’attore, ma da tempo mi dedico anche alla regia, quindi preferisco dire “faccio teatro”. È la mia passione, o forse la mia ossessione, quello che insomma metto al primo posto da sempre. Ho il privilegio di fare il lavoro che amo, anche se ciò comporta dei sacrifici. Ogni medaglia ha il suo rovescio…
Raccontaci di come è iniziata l’avventura.
Ho iniziato da bambino, costringendo i miei compagni di scuola ad esibirsi con me di fronte ai parenti. Si facevano commedie, spettacoli di burattini, varietà, musical… senza saperlo attraversavamo un po’ tutti i generi teatrali nel salotto di casa. Ed era bello perché era un gioco. Ecco, questo mi è rimasto da allora nel lavoro, il piacere di un gioco che si fa sul serio. Poi ci sono stati gli anni degli studi, prima universitari poi alla Scuola di teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone, i primi provini, i primi incontri-scontri con il mondo del professionismo.
Gli incontri salienti che ti hanno segnato?
Sicuramente il clown Pierre Byland, il drammaturgo Josè Sanchiz Sinisterra, la compagnia teatrale Socìetas Raffaello Sanzio, la trainer vocale Francesca Della Monica, il regista Gabriele Lavia.
Con Lavia lavoro dal 2008. Nel suo teatro si impara il rigore, la “sacralità” del teatro, il “mestiere” artistico nel senso più alto del termine, un prezioso patrimonio che deriva a lui direttamente dai grandi maestri del teatro italiano, tra cui Giorgio Strehler e Orazio Costa.
Altri mondi che ti hanno affascinato e ispirato?
Al percorso più ufficiale ho sempre affiancato una serie di scelte personali più “off” ma per me altrettanto importanti: la collaborazione pluriennale con Aurora Aru a La Casa delle Storie in Sardegna, l’esperienza multiforme del Progetto Satyricon con Massimo Verdastro, l’incontro con il teatro di narrazione di Giuliana Musso.
Progetti futuri?
Attualmente sono in tournée con Lavia nei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, e a seguire sarò impegnato nel suo “Galileo” di Brecht. Tra i progetti futuri ci sono due mie regie: una lettura de “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati al Teatro della Pergola di Firenze e uno speciale progetto su “Pinocchio” che ha già debuttato in forma di studio in Sardegna.
Cosa desideri per Firenze?
Firenze è una città che amo ma che mi fa spesso arrabbiare, è una città che conosco bene ma in cui per lunghi anni non ho lavorato. Mi piacerebbe che ci fosse una proposta culturale più radicale, più coraggiosa. Che le diverse realtà riuscissero a collaborare facendo emergere l’eccellenza che già c’è e dando spazio ai nuovi talenti che meritano di essere promossi.
So che hai un sogno in procinto di spiccare il volo.
Sì, c’è un sogno che dovrebbe concretizzarsi presto: la realizzazione di un mio piccolo spazio a Firenze da destinare ad attività culturali: teatro, danza, musica, arte. Vorrei che fosse un luogo di studio e di lavoro insieme, un luogo di incontro e di dialogo, dove vengono accolte proposte di qualità e possono convivere approcci e linguaggi diversi tra loro.
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