100 di questi giorni
Sono esattamente 100 anni che il tifoso viola si danna l’anima. Diciamolo, perché alla fine sono più i crucci che i sorrisi, sono più i borbottii che le risate. Però, nonostante tutto, nessuno molla. Dopo lo scampato pericolo retrocessione, e tirato un bel sospiro di sollievo, si sono potute organizzare fiaccolate per festeggiare il secolo di vita (nessuno osa pensare che cosa sarebbe successo nel caso di salto del gambero in serie B). Firenze, o almeno una parte consistente di essa, ama alla follia la sua squadra di calcio.
Un amore sicuramente disinteressato visti i soli due scudetti e i pochi trofei sollevati al cielo. Un amore che tutti gli anni all’inizio di stagione si rinnova con tanta speranza, ma che ai primi inciampi diventa immediatamente polemica. Perché il tifoso viola si spazientisce presto. Molto più di quello di altre squadre. Una situazione che i social hanno reso ancora più spinosa, perché in questo modo si è dato voce anche a chi voce non dovrebbe avere. Tutti allenatori, con le proprie formazioni, e i propri moduli. Naturalmente tutti vincenti. Una volta a Firenze si discuteva di calcio al Chiosco degli Sportivi e al Bar Marisa, luoghi sacri per il tifoso viola, in cui si entrava quasi in punta di piedi. E li trovavi gente che di calcio ne masticava parecchio. Adesso, si litiga sul web. E non è certo la stessa cosa.
Parlando un po’ di storia, per i puristi e gli amanti dell’ortodossia, la Fiorentina di oggi sarebbe molto più giovane perché fanno riferimento alla ri-fondazione del 2002 dopo il fallimento. Ma al cuore non si comanda. La Fiorentina è quella che nacque, sotto la regia del Marchese Ridolfi, il 29 agosto 1926 dalla fusione tra la Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas e il Club Sportivo Firenze. Inizialmente denominata Associazione Calcio Firenze, cambiò nome l’anno dopo in Associazione Calcio Fiorentina. Primi calci al campo di via Bellini. La prima partita fu contro il Pisa e il primo gol lo segnò Rodolfo Volk, un istriano di leva a Firenze che, come calciatore, ebbe più successo a Roma. Da via Bellini la Fiorentina traslocò nel 1931 allo stadio Giovanni Berta, oggi Artemio Franchi. Le maglie inizialmente bianche e rosse divennero, nel 1930, viola. Non si sa bene perché, qualcuno parla di errori di lavaggio. Resta il fatto che da quel momento il colore viola identifica una città e la sua squadra. Esistono altre squadre di calcio con la maglia viola, Anderlecht, Real Madrid, Ujpest di Budapest. Ma per il tifoso fiorentino il viola è il colore della maglia della “sua” squadra, quella per cui gioisce, impreca, soffre, suda. Anche se è vero che oggi, con le troppe maglie disponibili (per far felici gli sponsor) si è persa un po’ di vista la tinta originale, è quasi impossibile trovare tifosi in giro con le maglie da trasferta o di riserva, con colori spesso improponibili. Correva voce, anni fa, che i pantaloncini neri portassero sfortuna. Furono sostituiti con il bianco o il viola. Tanto per dire.
Lo potremmo definire, quindi, il secolo viola quello che oggi si conclude per ricominciare domani come “un secolo e un giorno”. E mai come oggi vale il detto “tutto passa ma la Fiorentina resta”. Certo, perché i giocatori, i presidenti, i massaggiatori, gli allenatori e anche i tifosi a un certo punto prendono altre strade. Ma la storia e la leggenda rimangono intatte, anzi, si rinnovano ogni giorno. Raggiungere il secolo di vita non è roba da poco. Anche se la medicina ha fatto progressi fantastici. Farlo in buona salute è, oltretutto, ancora più importante perché significa che ancora un po’ di tempo davanti c’è. Quanto non possiamo saperlo. Per adesso accontentiamoci. Noi, intanto, festeggiamo. Poi si vedrà.
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