Un delitto fatto in casa
Gli ingredienti per un grande giallo ci sono tutti, come in un memorabile piatto di alta cucina. Ingredienti selezionati con cura, naturali, senza conservanti. Quindi facendone la somma dovremmo avere un risultato superbo… Però, forse, è il caso in cui la matematica non c’entra per niente: qui non si possono sommare componenti artistiche ed emozionali come fossero freddi numeri. Ma andiamo per ordine.
Prima di colorarsi di giallo la storia procede attraverso una dettagliata descrizione della famiglia Guarienti. Una vera e propria dinastia. Al vertice l’ingegner Cesare presidente di una mega industria di costruzioni. Miliardario dal passato tumultuoso. A seguire incontriamo ben dodici personaggi della famiglia stessa.
L’azione si svolge a cavallo della sera di Natale quando tutti i parenti raccolgono l’invito a ritrovarsi, come tutti gli anni, nella stupenda villa in costa azzurra.
Ci sono almeno una cinquantina di pagine di dialoghi fra i vari parenti che si telefonano per mettere insieme l’arrivo in villa. Dialoghi e descrizioni impeccabili ma… cinquanta pagine? Ci si addentra in particolari come i dubbi sugli abiti da mettere, le strade da prendere (visto che ognuno viene da località diverse anche molto lontane), come sistemare i parenti nelle camere, che tipo di biancheria far trovare, che tipo di menù presentare ed altre amenità del genere. Francamente pagine molto noiose.
Lentamente entrano in scena un’altra dozzina di personaggi, diciamo minori, che però si portano dietro una serie di pagine con le stesse caratteristiche.
Poi, finalmente, arriva Laide Simonis. Signora di alta classe, molto benestante, con la passione del gioco al casinò. E anche qui si passano pagine al tavolo della roulette che premia e poi condanna e poi ripremia e ancora condanna l’altera signora in un costante logorio mentale fino al tracollo finale. Finale per quel giorno, in quanto Laide è temprata alla perdita e se ne infischia dei soldi, tanto quelli ci sono e sono tanti.
Improvvisamente, senza nessun avvisaglia premonitrice, dopo una serata di gioco, al ritorno nel proprio appartamento la signora fa un incontro con un tizio: scena seguente lei che cade (o è spinta) dal balcone e si sfracella a terra!
Siamo oltre la metà del libro!
Da qui inizia la trama gialla e in effetti il ritmo cambia quasi drasticamente. La trama si complica, fino al nuovo colpo di scena: l’ingegner Cesare precipita con la macchina lungo un tornate a picco sul mare. Ma nevicava fitto, la strada era quasi impraticabile e quindi sarà stato un incidente… oppure no? E ci sarà un legame con l’atra morte?
La seconda metà del libro scorre bene, si avverte una bella tensione e siamo portati a cercare questo misterioso assassino.
Abbiamo dovuto fare fatica ma la parte finale è gestita bene. La trama si infittisce anche per la complicatissima formazione familiare: figli, mogli, amanti e tutti coinvolti economicamente negli affari della Guarienti Costruzioni… Soldi? Avidità di potere? Ricatti?
O forse altro?
La sufficienza la strappa, ma la prima parte è troppo farraginosa e può far cadere molti lettori sul suo cammino.
Edizione commentata
Gianni Farinetti, Un delitto fatto in casa, Marsilio Editori, Venezia, 1996
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