La banca dei sogni dimenticati
“Scusi?”
Eccoci, ma perché beccano sempre me! Sono in ritardo per il lavoro, ho parcheggiato lontano, fa già caldo alle 9 di mattina, non trovo le chiavi dell’ufficio…
“Si, mi dica”
“Ma qui non c’era un bancomat?”
“Si signora ma vede hanno chiuso la filiale della banca e… si sono portati via anche il bancomat”
“Speriamo non anche i miei soldi!”
Sorrido “No, quelli no! Oddio glieli rubano un pochino alla volta tutti i mesi… ma quella è un’altra storia.”
“E ora come faccio?”
“C’è una banca sul viale in cima alla strada…”
“Si ma non è la mia!”
“Eh no, per quella deve fare un bel po’ di strada…”
“Ma possibile che ci levano tutto! Tranne quelli che fanno le unghie! Maremma di quelli ce n’è a tutti gli angoli!”
“Mia nonna diceva sempre: non pensare ai soldi. Sono come le unghie. Ricrescono! Forse aveva la sfera di cristallo.”
Ridiamo insieme.
“Davvero! Vorrà dire che stamattina mi farò la manicure! Via la lascio andare. Buona giornata!”
“A lei Signora. Spero risolva”
Mentre cammino verso l’ufficio continuo a pensarci…
Effettivamente questa storia della sparizione delle filiali delle banche è sempre più diffusa. Anche vicino a casa mia negli ultimi tempi ne hanno chiuse tre.
È vero, usiamo sempre meno contanti. Ma forse una banca potrebbe essere qualcosa di più di un posto dove ritirare soldi. Un luogo dove incontrare persone, chiedere, capire. Una parola che oggi va molto di moda è “prossimità”. Peccato che spesso resti solo una parola.
Insomma rimuginavo su questi discorsi triti e ritriti.
E poi ho pensato che questi fondi enormi, vuoti. Alcuni da diverso tempo.
Ma siamo sicuri siano davvero “vuoti”?
Forse sono deserti solo in apparenza…
Forse basta digitare il PIN giusto nel tastierino ormai inutilizzato e ti si apre una dimensione parallela….
“Buongiorno. Ha un appuntamento?”
“Io… veramente no. Credo di aver sbagliato porta.”
“Succede spesso.”
“Mi scusi… dove siamo?”
“La domanda non è dove. È quando ha smesso di credere a quello che voleva fare.”
“Come, scusi?”
“Benvenuta nella Filiale dei Sogni Dimenticati.”
“Sogni?”
“Si, quelli che di solito chiudete in un cassetto e non riaprite per paura o per eccesso di pragmatismo. Progetti ambiziosi o a volte molto semplici ma non approvati da chi vi circonda.
Spesso finiscono dimenticati, tirati fuori solo in momenti di grande depressione preceduti da un “Ah… se avessi dato ascolto al mio istinto” oppure scagliati verso il partner accompagnati da un “per colpa tua!”.
“Capisco… interessante! Io effettivamente non ricordo neanche dove ho il cassetto. Insomma qui posso portare i miei sogni? Come li ritrovate? Insomma come fate a sapere quali sono i miei?”
“Non lo sappiamo.”
“E allora?”
“Si mischiano. Lei quando va in banca prende esattamente i soldi che ha versato? Stesse banconote e numero di matrice?”
“No, immagino sia impossibile…”
“I soldi sono solo carta, voi decidete quanto valgono. Spesso questo valore è così oscillante che vi ritrovate con niente in mano.
I sogni invece valgono moltissimo. Qui abbiamo capito che vanno ascoltati, conservati, sviluppati e generano grandi profitti per tutti. Soprattutto se si mischiano.
“E tutto questo verde?”
“E’ uno dei sogni che ci è piaciuto di più… qui si paga in piante, una begonia o una pansé per un chilo di pane.”
“Ah sì, il baratto? Anche da noi prima…”
“No, non è baratto. È dare il valore alle cose giuste! Se dai il massimo valore al petrolio finirai per vivere in mezzo al petrolio… e così via.”
“Mi pare molto sensato… “
“Quindi? Che fa lascia o preleva?”.
![]()


