Vienna: non solo Klimt
Quando si parla di Vienna il pensiero vola immediatamente al movimento artistico della Secessione e, così come 2+2=4, Vienna + Secessione = Gustav Klimt.
Ma… benché Klimt sia senza dubbio il padre di questo rivoluzionario e innovativo movimento artistico, è un altro l’artista che, a mio modestissimo parere, meglio rappresenta tutta la drammaticità e l’angoscia di quel periodo storico: Egon Schiele.
Inquieto e tormentato quanto basta, Schiele ha tutte le carte in regola per incarnare l’artista maledetto: infanzia difficile, rottura degli schemi, malattia e morte in giovanissima età.
Ciò che più colpisce nei suoi dipinti è la rappresentazione dell’erotismo e della sessualità: qui Schiele si discosta profondamente dall’estetica sensuale e decorativa del suo maestro, Gustav Klimt, per indagare la solitudine e la disperazione umana attraverso un linguaggio espressivo crudo e intenso. Laddove Klimt propone una visione romantica e positiva dell’amore, Schiele mostra una sessualità brutale, morbosa, angosciata. I suoi ritratti e autoritratti sono caratterizzati da tinte cupe, in cui il segno prevale sul colore: quest’ultimo si riduce a poche variazioni che vanno dal rosso, al bruno, al nero, gli sfondi su cui si stagliano le figure sono spesso bianchi e quasi bidimensionali, i corpi hanno linee spigolose, le mani contorte e nodose, i lineamenti del viso contratti in smorfie… tutta la tensione drammatica della solitudine e del disagio umano arriva dritta come un cazzotto nello stomaco.
Quindi se, come me, decidete di fare un weekend lungo a Vienna, non perdetevi assolutamente il Leopold Museum, dove sono esposti gran parte di questi capolavori. Certo non passerete un paio d’ore allegre e spensierate, ma, una volta usciti, potrete sempre rifarvi con un’ottima sacher torte!!!
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