I luoghi del cuore
I luoghi del cuore sono quelli che ci restano dentro, nonostante il trascorrere degli anni e nonostante che alcuni non ci siano fisicamente più.
I miei sono anche quelli che, in età diverse della vita, mi hanno visto sportivo praticante sia pure con idee non chiarissime su quello che effettivamente volevo fare. Ho calcato campi, palestre, piste e piscine senza mai eccellere in niente, ma traendo da tutto quanto grande felicità. E ora, da sportivo sedentario che guarda in tv praticamente tutto quello che si muove, ricordo con un pizzico di nostalgia gli anni passati a sudare e faticare spostandomi qua e là per Firenze.
Andando in ordine sparso, perché sono trascorsi molti anni e l’esatta cronologia è quasi impossibile da ricostruire, i primi ricordi vanno al nuoto. Il luogo in cui ho imparato a nuotare era una piscina che oggi non esiste più. Si chiamava Muzzi e si trovava accanto a Piazza Beccaria. Era un complesso edilizio che comprendeva, oltre alla piscina, il cinema Cristallo. Fu demolita nel 1977 per far posto all’Archivio di Stato. Ripensandoci, quindi, ero davvero un bambino. La piscina, lunga 25 metri, era al chiuso e l’odore di cloro e l’umidità rendevano l’atmosfera un po’ “chimica”. Andavo due volte la settimana, il mercoledì e il sabato, ed ero terrorizzato dalle urla degli istruttori (uno in particolare, molto famoso in quel periodo, di cui tra l’altro ricordo benissimo il nome). Imparai a nuotare e anche bene. Ottenni il grado di pesce volante, non male. Erano gli anni in cui si guardava a Firenze come sede delle Olimpiadi del 1976.
E poi arrivò la pallacanestro. Il luogo è storico. Mitico. Il circolo Andrea del Sarto, in via Luciano Manara, vicino alla chiesa di San Salvi e all’ospedale psichiatrico (tutti però lo chiamavano “il manicomio”) oggi sede degli uffici Asl. Si giocava a pallacanestro il pomeriggio nello stesso stanzone in cui la sera giocavano a tombola. Insomma, non era proprio un parquet ma ci si adattava. Tristissimo vedere oggi l’ex circolo abbandonato e circondato dalle erbacce. Allora era un punto di riferimento e di aggregazione molto importante, uno di quelli di cui si sente terribilmente la mancanza. Oggi è rimasto solo il nome che campeggia sopra quella che era la porta di ingresso.
Poi venne il calcio e l’U.S. Africo, in viale Fanti angolo Viale Paoli, altro luogo di eccellenza. Ero un difensore di rottura, dai piedi non proprio cristallini. Dove oggi ci sono i campi da tennis c’era un campo di calcio e un altro più all’interno. All’Affrico c’era anche il bar e un campo da basket.
Gli anni mi portarono poi a innamorarmi dell’atletica leggera. A Coverciano, poco più in là di dove oggi c’è il Museo del Calcio, c’era una pista regolamentare in terra rossa (c’è ancora? Boh). Il mio primo istruttore fu un nome mitico dell’atletica italiana, Silvano Meconi, lanciatore di peso di livello internazionale, recordman europeo e più volte campione italiano. Un omone dal cuore grande. Ero un fondista con un buon rush finale, ma ero un po’ fifone. Conclusi la mia “carriera” agli Assi Giglio Rosso, gloriosissima società sportiva nel viale Michelangelo (vicino al Piazzale) dove, avendo le idee poco chiare, cominciai ad allenarmi per i 400 metri per poi virare al salto in lungo. Chiaramente senza nessun successo, vista la totale incompatibilità delle discipline.
In età più avanzata mi gettai sul sicuro, sullo sport che si può gestire anche quando si è diversamente giovani: il tennis. Mi feci socio al T.C. Poggetto dove, oltre a giocare a tennis, si poteva nuotare in piscina, mangiare la pizza e assistere a concerti live. Giocavo in pausa pranzo, spostandomi in motorino. Tempi ristretti, che oggi mi chiedo come facevo a sostenere. Avevo un buon diritto ma un rovescio un po’ troppo tagliato. Però avevo una racchetta bellissima.
Per concludere rimangono gli anni della palestra dove, prima o poi, tutti finiscono la loro carriera. Era quella sotto lo stadio e si entrava dalla parte della Fiesole. Andavo dopo il lavoro, dalle venti fino a tarda sera. Furono anni di grandi conoscenze. In quel periodo scoprii anche l’esistenza dei pattini in linea.
Ah, ci sarebbe anche lo stadio Artemio Franchi. Ci corsi una staffetta 4×100, seconda frazione. Presi il testimone in ultima posizione. Non ricordo in quale posizione lo resi, ma gli avversari erano tutti lontanissimi. Come quasi sempre.
E pensa un po’: era la pista in cui Sebastian Coe fece il record mondiale degli 800 metri il 16 giugno 1981. 1.41.73. Resistette 16 anni.
Foto di Duccio Magnelli
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