Abbiocco
La mamma sapeva di farina, uova e strofinaccio. Il babbo sapeva di carne di manzo, maiale e di strofinaccio. Nella memoria gli odori del pranzo della domenica sono i loro odori. La domenica mattina si svegliavano presto per fare le tagliatelle al sugo. Appena alzato li trovavo già in piedi. La mamma, di fronte, al tavolo. Il babbo, di spalle, ai fornelli. La mamma con le mani in pasta sembrava giocasse con quella palla fino a che non trovava una forma soda, liscia e compatta. Il babbo con il mestolo in mano girava nel tegame il sugo che aveva una base fissa di odori e di macinato fresco di manzo ed una quota variabile di macinato di salsiccia e di rosticciana. Praticamente quelle avanzate dalle cene della settimana. La pasta aveva sempre lo stesso buon sapore, ma il sugo era ogni volta una sorpresa. “Giovanni vai a fare un giro fuori in bici. Ritorna tra un paio d’ore. Ci bastano”, mi diceva il babbo sempre di spalle. Poi si girava e cercava conferma alla sua previsione nel sorriso della mamma, che, immancabile, arrivava. Ed io uscivo guardando l’orologio. Quando ritornavo il babbo aveva già il colapasta in mano.
Appena finito di mangiare mi alzavo e dalla mia stanza li sentivo parlare e ridere mentre sparecchiavano e rigovernavano. Improvvisamente calava il silenzio. Tornavo in cucina e li vedevo a sedere, uno di fronte all’altra, con le braccia sul tavolo, la testa appoggiata sopra e gli occhi chiusi. Sul tavolo, tra di loro, c’era solo lo strofinaccio. E ogni domenica, ancora oggi, il ricordo corre immancabile all’abbiocco improvviso che assaliva il babbo e la mamma. E questo non mi rende più triste, ma più felice.
Giovanni Grossi
Da “Ti regalo una Parola” Raccolta di racconti brevi. Edizione I Libri di Mompracem. 2025
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