Non c’è mai una ragione perché una pista ciclabile debba finire
Non c’è scritto su Wikipedia, non c’è nessuna intervista, dichiarazione, presentazione della canzone nei concerti da parte dell’autore, a testimoniarlo. E nemmeno indiscrezioni di amici, di persone dell’ambiente musicale, di familiari, a suggerircelo. Eppure è così.
Nel 1974 esce l’Album “Anima” di Riccardo Cocciante. Anzi di Richard Cocciante, perché allora si faceva chiamare così. Ci sono due canzoni che resistono nel tempo, una è “Bella senz’anima”. L’altra è “Quando finisce un amore”. Due canzoni dove Richard canta con tutta la voce che ha tutta la rabbia e tutto il dolore della fine di due amori. In “Bella senz’anima” il dolore trova riparo nel fatto che lei non lo meritava perché era senz’anima o come direbbe Marco Masini: una bella stronza (allora erano tempi più educati?). In “Quando finisce un amore” il dolore non trova riparo, non trova pace, non trova rimedio, perché “non c’è mai una ragione perché un amore debba finire”. Una frase definitiva, che non lascia scampo. Nel momento della fine non c’è traccia della speranza che quel dolore possa finire così com’è finito ciò che l’ha causato. Eppure il testo originario non era questo. La causa di tutto il dolore di Richard non era la fine di un amore ma la fine di una pista ciclabile. Lui avrebbe voluto urlare al mondo che “Non c’è mai una ragione perché una pista ciclabile debba finire”. Invece no, la casa discografica ebbe a ridire. Anche allora i ciclisti non godevano di alto gradimento?
C’erano poche piste ciclabili? Era poco comprensibile tutto quel dolore per la fine di una pista ciclabile? Poteva essere interpretata come denuncia politica? Amore suonava meglio come metrica musicale? Chi lo sa.
Fatto sta che il buon Riccardo ci provò ma non ce la fece. La sua sensibilità era avanguardia, precorreva i tempi. Censura. Fu la casa discografica a dettare i tempi. E purtroppo vinse l’amore, vinse il potere.
“In bicicletta” di qualche anno dopo è il prequel di “Quando finisce un amore”. Lui stava passeggiando in bicicletta su una pista ciclabile la domenica mattina con una lei, cantava che si stava innamorando, anzi che si stava sempre più innamorando, pedalata dopo pedalata. E improvvisamente la pista ciclabile deve essere finita e con essa anche la possibilità di un futuro pedalato insieme. Non s’interrompe un sogno, un’emozione. Grazie Riccardo.
Praticamente la storia di chi va in bici e si trova tutti i giorni alla fine di una pista ciclabile senza che sia segnalato.
“E in fondo pensi, ci sarà un motivo e cerchi a tutti i costi una ragione”. E non la trovi. Perché?
Perché “non c’è mai una ragione perché una pista ciclabile debba finire”.
E quindi che ragione c’è di mettere un segnale di fine se non c’è una ragione perché una pista ciclabile debba finire. O no?
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