Agorafobia
Carissimi lettori e carissimi amici, parafrasando un celebre striscione che garriva al vento allo stadio Franchi fino a qualche anno fa, possiamo dirci tutti fortunati “spettatori del Genio Fiorentino Show”. Anche questa volta dobbiamo dire grazie ad un nostro affezionato lettore, cui ci dichiariamo assoluti debitori, per la splendida foto che adorna la nostra rubrica di questa settimana. Bando alla ciance dunque e, come diceva sempre un mio caro amico, cerchiamo di essere brevi e circoncisi! Siamo qui dunque nel mai vano tentativo di decifrare i messaggi subliminali che, in un codice tutto suo, altro che quello “da Vinci” di Dan Brown, ci manda l’ennesimo genio, in libertà per le strade di Firenze. Concedeteci però, almeno per una volta, l’azzardo di una interpretazione di stampo più marcatamente scientifico, in particolare medico-patologico.
Esiste una precisa disfunzione del comportamento che viene chiamata «agorafobia» e consiste nella paura degli spazi aperti e non familiari. Chi ne soffre viene colto da ansie irrazionali che lo opprimono sino a sfociare in veri e propri attacchi di panico. Il soggetto non sopporta affatto di trovarsi circondato dal vuoto e tende a rinchiudersi, a cercare punti di appoggio, luoghi angusti, pareti familiari e rassicuranti. Ecco allora come si potrebbe spiegare il comportamento, sicuramente disturbato, del nostro genio che, con tanto spazio a disposizione intorno a lui, è andato volontariamente ad incastrarsi, con abile retromarcia ed invidiabile precisione, nella poco probabile posizione che possiamo ammirare nell’immagine.
Una sola mossa ma talmente geniale che gli consente di risolvere in una volta sola la sua piccola-grande fobia dei larghi spazi e di infrangere contemporaneamente due o tre articoli del codice della strada. Per tutto questo ringraziano sentitamente in ordine: i pedoni tutti, i portatori di handicap, le mamme col passeggino, il padrone del passo carrabile ostruito, il cittadino medio con le borse della spesa e ovviamente noi, che abbiamo la fortuna ed il privilegio di commentare estasiati tali opere d’arte estemporanee. Sorridiamo e prendiamo un profondo respiro, non ce la sentiamo proprio di interrompere un’emozione e di infierire ulteriormente con un voto scolastico. Semmai consigliamo caldamente l’aiuto di un professionista nel ramo psichiatria. Uno bravo però…
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