Bartali
Il ciclismo è stato lo sport più popolare. Basta pensare alla folla imponente a Firenze all’arrivo di Gastone Nencini dopo la vittoria al Tour de France del 1960. O, ancor di più, la gioia esplosiva in tutta Italia per la vittoria al Tour di Gino Bartali nel 1948. Tanto che c’è una memoria collettiva che attribuisce a quella maglia gialla in volata vincente il 25 luglio a Parigi il merito di aver evitato all’Italia una guerra civile dopo l’attentato a Togliatti. Dimenticando che fu proprio Togliatti, la vittima, ad essere decisivo con il suo invito alla calma dal letto dell’ospedale.
La bicicletta come arma di distrazione di massa?
Poi è arrivato il super motorizzato Boom Economico e la bici è diventata simbolo di miseria e di dopoguerra. Il ciclismo ha cominciato a perdere il suo fascino e il calcio è diventato lo sport più popolare. E quindi più potente come eventuale arma di distrazione di massa? (Se la Fiorentina vincesse lo scudetto mi farei distrarre molto volentieri).
Mi piace pedalare e mi piace anche il ciclismo da vedere e da leggere, con le sue storie, le sue strade, le sue imprese e le sue fatiche. Del resto sono un predestinato.
Sono nato di fronte alla Casa del Popolo di Ponte a Ema, paese natale di Gino Bartali. Ed è qui che è sorto il museo a lui dedicato. Ed è pure da queste parti che il babbo e la mamma mi hanno insegnato ad andare in bici. Erano nativi del Mugello, proprio come Gastone Nencini. E nel dopoguerra il babbo da Dicomano andava in bici a prendere la mamma a Vicchio. Insieme, lui in sella e lei sulla canna, pedalavano per le strade del dopoguerra piene di buche e di speranze. E tra queste strade c’era sicuramente quella che passava davanti alla Casa del Prosciutto al Ponte a Vicchio.
Chissà se nel 1948 c’era già la Casa del Prosciutto, se faceva già i tortelli e se già li faceva buoni come adesso. E chissà se il babbo ci passò anche quel 25 luglio del 1948, se ci passò da solo o con la mamma e se anche lui fu distratto. E se quel giorno la nonna Rosa prese in mano il mattarello per spianare la pasta per fare i tortelli. Era domenica: ci può stare – quando ero bambino lei veniva tutte le domeniche mattina a farli a casa nostra. Purtroppo non gliel’ho mai chiesto. Purtroppo sono tante, troppe, le domande che non ho fatto al babbo.
I tortelli come arma di distrazione di massa? Benvenuti!
Sento periodicamente, all’incirca ogni 2 mesi, l’urgenza fisica di venire da queste parti. È successo ieri. Pedalare sulle loro strade, immaginarli fare all’amore con il rumore della Sieve sullo sfondo mi dà gioia. E mangiare i tortelli è come fare comunione con i miei supereroi giovani e belli. Oggi però ci sono venuto in macchina, ma per rimanere in tema ho indossato questa maglietta regalo della mia amica Federica. È già quasi aria di Tour. Viva Bartali. E viva Togliatti.
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