Cavalli e cavalieri di Marino Marini
Come risolvere piacevolmente una noiosa domenica di pioggia? Si va ad un museo! Firenze è piena di musei, alcuni molto belli ma molto inflazionati, ed altri molto belli ma poco conosciuti. Il museo Marino Marini fa parte di questa seconda categoria. Se poi avete (come me) una particolare simpatia (per non dire passione ai limiti del patologico) per i cavalli avete fatto bingo!
Marino Marini nasce nel 1901 a Pistoia, ma vive a Milano, a Parigi, in Svizzera, entrando così in contatto con le realtà artistiche più avanzate in Europa. Si dedica prevalentemente alla scultura e la sua ricerca si incentra in pochi soggetti che rimarranno costanti per tutta la vita: uno di questi, anzi, il principale, è il cavaliere. Come lo stesso Marino amava dire, “c’è tutta la storia dell’umanità e della natura nella figura del cavaliere e del cavallo, in ogni epoca. È il mio modo di raccontare la storia. È il personaggio di cui ho bisogno per dare forma alla passione dell’uomo.”.
La lettura di Marino è assolutamente originale e particolare, e matura un’importante trasformazione negli anni: le figure infatti tendono a fondersi, a creare un tutt’uno carico di tensione e di emozione. Il cavaliere non è più in grado di gestire il suo cavallo e ciò che resta è un insieme disconnesso e frammentato dove i due corpi non sono più riconoscibili. Gli arti del cavaliere quasi si fondono con quelli del cavallo e la tensione, la forza, la violenza del movimento si sprigionano in un risultato spesso drammatico. Per Marino il cavaliere diventa un simbolo della condizione umana, della precarietà della vita. Chi ha a che fare con i cavalli sa quanto questi animali siano tanto affascinanti quanto imprevedibili… e quindi di fronte a sculture che raffigurano il cavaliere che rischia di essere sbalzato via dal cavallo imbizzarrito il titolo “Miracolo” ha perfettamente senso!

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