Cuore matto
È già quasi la domenica dopo. Come passa il tempo. E dovrà passare il tempo delle domeniche di un anno per riprovare le emozioni di domenica scorsa. Senza dimenticare che anche le emozioni della domenica precedente non erano da meno. Ma cosa succede ogni anno nelle prime due domeniche di aprile? Succede che la prima domenica di aprile ogni anno si corre, o meglio si pedala, il Giro delle Fiandre e la domenica successiva, la seconda, la Parigi – Roubaix. La settimana santa del ciclismo. Non a caso si può parlare di settimana santa. E non solo perché queste due corse ciclistiche si pedalano a distanza di una settimana l’una dall’altra ma perché può capitare che l’una o l’altra possa coincidere con il giorno di Pasqua. E da queste parti il ciclismo e queste due corse in particolare sono una cosa sacra. Qui il parroco il bene effimero della bellezza della bicicletta la vuole accanto in processione. E con la Vergine in prima fila e la bicicletta poco lontano si porta a spasso per il paese l’amore sacro e l’amor profano. Il ciclista fa l’amore con la strada così come lo fa la “Bocca di Rosa” di Fabrizio De André: per passione.
Tra Oudenarde, la città del Belgio dove si conclude il Giro delle Fiandre e la Roubaix della Parigi – Roubaix ci sono appena 40 km di distanza e una linea di confine. Qui la passione per il ciclismo ha un suo calvario: il pavé. Ci sono tante strade che resistono all’invasione della modernità dell’asfalto con tutti quei cubi di pietra per terra che si fanno strada. E la bicicletta è il simbolo di questa età della pietra della mobilità. Una vera passione. Lo vedi anche dalla lontananza del tuo divano davanti alla TV nelle migliaia di persone che si accalcano alle transenne lungo i tratti in pavé dei due percorsi. Uno spettacolo che si può gustare senza pagare un biglietto. La preoccupazione di tutta questa gente non è quella di sapere dove spostare la macchina, ma piuttosto quella di riuscire a trovare un posto in prima fila per godersi lo spettacolo.
Questo ritorno all’età della pietra del ciclismo ha qualcosa in sé di eroica resistenza. Per chi ci pedala sopra e per chi aldilà delle transenne applaude alla fatica dell’uomo con rispetto e devozione.
Nel mio viaggio in Europa in bici ho pedalato anch’io su quel pavé. O meglio ci ho provato. Non ce l’ho fatta. Sono un malato di cuore. Ma non demordo: ritornerò in sella da te.
La strada è il cuore della terra che preme sul sedere e sulle mani del ciclista. C’è il cuore grigio con i battiti abitudinari dell’asfalto, c’è il cuore bianco della terra che vibra invece di battere e c’è il cuore rosso e matto del pavé che ti sorprende ogni volta con i suoi battiti irregolari e che ti grida che non ti puoi fermare. E che se lo vuoi domare non ti resta che volarci pedalandoci con tutte le forze che hai. Altrimenti sei perduto.
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