E guardo il mondo da in oblò, mi annoio un po’
Ho festeggiato la giornata mondiale della bicicletta del 3 giugno come faccio tutti i giorni: andandoci. In bici, comunque, tutti i giorni è festa. Tutti i giorni è Natale. In tutte le stagioni.
Turno pomeridiano. La mattina affaccendato in faccende pseudo-domestiche. Alcune anche fuori casa, e naturalmente spostandomi in bici. Bella giornata sia a Campi capoluogo che nell’area metropolitana di Campi, compresa la periferica Firenze. La nuova rotonda all’Osmannoro impone rallentamenti consistenti anche a chi va in bici. Il percorso solito per metà è nel Parco delle Cascine e in strade poco frequentate in Oltrarno. Ma oggi, chissà perché, decido di volermi male, di entrare in conflitto con la fretta motorizzata di chi guarda il mondo da un oblò. Faccio una deviazione per rinfrescarmi con una spuma bionda (il Gin era finito) al Caffè degli Artigiani in piazza della Passera e dopo aver pedalato in via Maggio e lungarno Guicciardini mi ritrovo nella “maledetta” via dei Serragli. Via dei Serragli è strada stretta, ma non più di tanto. Si allarga un po’ dopo via del Campuccio. Indipendentemente dal limite di velocità, per la sicurezza stradale, visti i tanti incroci e attraversamenti pedonali, non sarebbe male stare sotto i 30km/h. È un po’ in salita ed è l’ultimo chilometro dei 15 che faccio tutti i giorni per andare al lavoro. Rispetto i 30km/h – 10. Pur stando legittimamente sulla destra mi rendo conto all’altezza di via della Chiesa, per le varie clacsonate ininterrotte, che ho fatto la fila. All’altezza di via Serumido, cento metri dopo, mi superano uno scooter, poi un altro e infine una macchina. Gli scooter si limitano nel momento del sorpasso, a girare la testa verso di me, immagino per vedere la faccia dell’ennesimo ciclista del cavolo. L’abitatore dell’oblò-macchina invece non si gira nemmeno ma clacsona ripetutamente in segno di sfida. Ma in fondo nemmeno di sfida, ma così per noia. Avrei preferito un contatto faccia a faccia, un ghigno arrabbiato, magari un grido non particolarmente benevolo verso la presunta esistenza della categoria dei ciclisti e poi uno scatto sull’accelleratore per recuperare i secondi perduti. Invece niente, guarda dritto la strada e accellera solo il tanto che basta per superarmi. Ma allora che fretta c’era?
Io continuo a pedalare praticamente sulla striscia bianca sotto il marciapiede. Serenamente. Io no che non mi annoio. Anche se la mia vita dipende da chi si annoia dentro gli oblò.
La sera rimango a Firenze per assistere alla Pergola alla presentazione del libro “Kolchoz”, direttamente dal suo autore, l’immenso Emmanuel Carrere.
Ho la fortuna di poter lasciare la bici in sicurezza in un posto in centro. Non è poco. Anzi. Al ritorno, Onderod sulla pista ciclabile lungo l’Arno, al buio di oltre la mezzanotte, i cespuglietti d’erba vengono illuminati da migliaia di lucciole che sorpasso amabilmente. Sono già quasi le una. Non importa, anche se non è più la giornata mondiale della bicicletta, in bici è comunque sempre Natale, è sempre festa.
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