Di Mondiale in Mondiale
Quando un Mondiale di calcio sta per cominciare è inevitabile per gli appassionati rievocare quelli passati, che da sempre offrono una tale miniera di ricordi da farci nottata. Brillano gli occhi a ripensare a episodi ormai scolpiti nella memoria collettiva dei calciofili. E anche chi non c’era, o era troppo piccolo, brucia d’entusiasmo. Perché la storia del calcio è anche, e soprattutto, una storia di miti e di eroi.
Per questo diventa assolutamente meritoria e degna di nota un’operazione messa in cantiere dai fratelli Serena, Paolo e Anna. Lui brillante scrittore di vicende calcistiche, nonché profondamente innamorato della materia. Lei straordinaria voce narrante, forse non innamorata della materia come il fratello ma davvero brava a immergersi nella vicenda raccontata.
I Serenabros hanno dato vita a un podcast intitolato “Il Brasile del Settanta”, alla cui presentazione, nella suggestiva cornice del Museo del calcio a Coverciano, abbiamo avuto la fortuna di partecipare. “Moderatore” Leonardo Sacchetti, primo storico direttore di Tuttafirenze.
Un podcast in dieci “atti” che raccontano un campionato del mondo, quello messicano del settanta appunto, e una squadra (il Brasile) che ha vinto la Coppa Rimet per la terza volta portandosela a casa definitivamente. Il racconto inizia addirittura dal Mondiale precedente, quello inglese del 1966, e finisce il giorno della finale Brasile-Italia. Quel 4 a 1 che secondo molti consacrò i verdeoro squadra più forte di sempre, e Pelé stella eterna del firmamento calcistico.
Non solo una storia di calcio ma anche di umanità, con tanti aneddoti e curiosità che la rendono ancora più appassionante. Allora c’era anche l’Italia, per fortuna, tra le squadre protagoniste. Italia che nella storia dei Mondiali si sta mettendo sempre più ai margini. Tanto che dopo tre non-partecipazioni consecutive, ormai (quasi) nessuno sente più la mancanza degli azzurri. Facciamo tristemente parte del passato e nemmeno prossimo. Quasi remoto.
Quel Mondiale del settanta fu quasi mitologico. Per i personaggi leggendari che vi parteciparono. Ma non solo. Basta pensare a Italia-Germania, la partita del secolo celebrata con una targa allo stadio Atzeca di Città del Messico. Oppure a quella incredibile prima linea del Brasile tutta formata da numeri 10, il numero dell’eccellenza e del genio (non a caso, anche i capitoli del podcast sono 10). O anche alla parata del secolo: quella di Gordon Banks, portiere dell’Inghilterra, su colpo di testa (e come poteva essere altrimenti) di Pelé. Fu il primo Mondiale trasmesso in tv a colori. E per molti il primo Mondiale dell’era moderna, anche se per veder aumentare il numero delle squadre partecipanti bisognerà aspettare il 1982, quando si passò a 24 (sempre la metà rispetto alle 48 di oggi).
Mondiale o campionato che sia, alla fine in partita rimangono sempre 22 tizi in calzoncini e maglietta il cui unico scopo è buttare un pallone dentro uno spazio delimitato da due pali e da una traversa con una rete che impedisce alla palla di scappare via. Palla le cui cuciture adesso non spellano più la testa dei partecipanti come accadeva nella preistoria calcistica.
Nemmeno lo spirito è cambiato. Lo spirito di chi guarda, commenta, racconta, partecipa. I fenomeni del 1970 in gran parte non sono più in questo mondo. Altri ci sono ancora, ma forse fanno fatica a ricordare. Alla fine, sta a noi innamorati del calcio tenere in caldo la memoria.
Di Mondiale in Mondiale.
Buon Mondiale a tutti.
La serie podcast è disponibile sulla piattaforma Spotify .

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