Domani, domani
A Brooklyn c’é un signore che tutte le mattine alle 8.00 di mattina precise, all’apertura del suo negozio di tabaccheria, piazza un cavalletto sul solito punto del marciapiede e fa una fotografia all’angolo opposto della strada. Tutti giorni che Dio mette onderod. Poi le stampa e le raccoglie. 4.000 foto. Sono la documentazione del suo angolo. Il suo progetto. Ed è per questo che non prende nemmeno un giorno di ferie. Il signore in questione è Harvey Keitel e questo è quanto succede nel film di qualche anno fa, “Smoke”. Un giorno fa vedere al suo amico William Hurt i suoi album di foto. “Ma sono tutte uguali”. “Sembra, ma ognuna è diversa dall’altra. Devi andare più piano”. William seguirà il suo consiglio e dopo aver scoperto quella magia non gli resterà che annuire alle parole di Harvey: “Domani, domani, il tempo mantiene sempre il suo ritmo. La terra gira intorno al sole e ogni giorno la luce del sole colpisce la terra da un’angolazione differente”.
Il film è un gioiello. È scritto dallo scrittore Paul Auster. Trae spunto da un racconto di Natale che aveva scritto per il New York Times.
Al ponte all’Indiano, il ponte più somigliante a quello di Brooklyn tra quelli che abbiamo, un altro signore piazza le sue gambe tra la canna della bici e fa una fotografia al ponte, al fiume sottostante e all’orizzonte sovrastante. Tutti i giorni che Dio mette onderod. Proprio come Harvey Keitel. L’angolo è diverso, ma il progetto è lo stesso. Ma questo signore non è così metodico perché non lo è, perché non ha un negozio e perché fa i turni. E passa di qui a orari diversi: alle 6.30 e alle 12.30. Questo signore sono io. Questo angolo fa parte del mio percorso casa lavoro in bici da Campi a Porta Romana a Firenze. È all’8 km circa. Non è punto a caso. È la prima volta dei miei 15 km quotidiani che vedo l’Arno. Appena dopo il sottopasso ferroviario di via S. Biagio a Petriolo mi si para davanti tutti i giorni il fiume e il suo ponte. Ed è sempre uno spettacolo sorprendente. Il fiume, il ponte e gli argini ci sono sempre ma tutto cambia. Ogni giorno. Cambia il traffico sul ponte, a volte sul fiume c’é la nebbia, altre c’é il sole, altre ancora c’é la luna. A volte sul fiume, sulla mia bici e su di me c’é pure la pioggia. All’orizzonte, in lontananza, può capitare di vedere la neve sui monti. Dopo anni e anni di visioni ho deciso da poco anch’io di documentare il mio angolo.
La mia memoria personale ha chiesto aiuto a quella del cellulare. Ma la foto in sé per sé non racconta tutto perché a fare la differenza c’é anche il fermarsi e il guardare le sorprese che mi riserva il mio angolo quel giorno. Ogni foto ha un suo dietro le quinte. E qui serve la memoria personale. Questo è il mio angolo. Questo è il mio progetto. A domani.
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