Il viaggio comincia da casa tua
La supplente di Lettere arrivò in classe in ritardo. Era la primavera del 1977. Di lei non ricordo il nome, l’età e il viso, ma ricordo le sue parole. Dopo averci chiesto lumi su dove eravamo arrivati con il programma ci disse di chiudere i libri e di rimetterli in cartella. E iniziò la sua lezione. O meglio, provò a condividere la sua lezione con noi ragazzi (la classe era solo maschile) della terza B della scuola media statale Giacomo Puccini in via del Larione. Ci chiese di descrivere quello che vedevamo e/o quello che sentivamo camminando (era scontato che venivamo a piedi) sulla strada verso la scuola. Qualsiasi cosa. Un pezzo di marciapiede, una pietra d’inciampo, il sorriso di un postino, persone assonnate che scendono dal tram, una ragazza che speri d’incontrare, un muro, un albero, un giardino, la paura di non essere preparato, la voglia di fare forca, un pallone dimenticato in un campetto di calcio. Mi ricordo distintamente che usò il termine viaggio e che quello che facciamo tutte le mattine verso la scuola è un vero e proprio viaggio, che i viaggi prescindono dalle distanze e che non muovono solo le nostre gambe, ma anche la nostra anima.
Mi ricordo che qualcuno provò timidamente a raccontare qualcosa, ma si capiva che non era sincero e che voleva solo cercare il buon voto, anche se la supplente era stata chiara nel dire che non c’era nessun premio in palio. “Ci si vede domani mattina, se vi sentite più a vostro agio nello scrivere portatemi qualcosa di scritto” furono le sue ultime parole sul suono della campanella. Il giorno dopo eravamo in diversi pronti con i fogli in mano o con la mente pronta a raccontare qualcosa del nostro viaggio quotidiano. Incuriositi. Purtroppo però il giorno dopo le parole d’inizio furono: “aprite l’antologia a dove eravamo rimasti”. La supplente aveva finito di supplire. Un attimo, una supplente fuggente. Era tornata la titolare. Purtroppo.
Mi è tornato in mente questo episodio leggendo il numero 150 di Liber, la rivista di libri per bambini e ragazzi, edita dalla Fondazione Accademia dei Perseveranti del Comune di Campi Bisenzio. Questo numero è dedicato al viaggio. Bello. L’ho letto con molto interesse. Il titolo è “Il mondo ci aspetta – il grande viaggio comincia qui”. Leggo: “ogni viaggio inizia con un atto di sguardo” – “non servono chilometri per cambiare, a volte basta condividere una strada, una bicicletta, un pezzo di marciapiede. È in questo movimento minimo e profondamente umano che il viaggio rivela la sua dimensione educativa” (Matteo Biagi – Guardare per imparare). Questo è altro ancora. E poi mi sono imbattuto nell’immagine della bici prodotta da Bianca D’Ascanio. Me la sono sentita mia. Beh, anch’io sono in viaggio tutti i giorni in bici. Da casa verso il lavoro. Grazie Bianca, la tua immagine sarà ben presente nella mia memoria e grazie supplente anonima, la mia prima e unica insegnante di educazione al viaggio.
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