La raffinatezza degli Yellowjackets seduce Fiesole
Gli Yellowjackes da quasi mezzo secolo sfuggono alle classificazioni. Il loro suono, di base jazz, è intriso di atmosfere funky e fusion, con influenze rock e rhythm ’n blues. Il risultato è un suono immediatamente riconoscibile, che ieri sera ha incantato la platea del Teatro Romano di Fiesole, insolitamente semivuoto.
Il gruppo ha attinto a piene mani dal ricco carniere musicale, costituito da ventisei album, con lo scopo di comunicare quella inesauribile voglia di fare musica ad alto livello.
Colonne portanti della serata sono state indubbiamente il pianoforte di Russel Ferrante, unico superstite della formazione originale, e il sax tenore (alternato a quello digitale) di Bob Mintzer, che insieme alla batteria di Will Kennedy costituiscono l’anima storica del gruppo. Dane Alderson, virtuoso bassista entrato nella formazione una decina d’anni fa, ha contribuito con il suo groove a scaldare la serata (che meteorologicamente era già sufficientemente calda).
I cambiamenti della line-up della band, nel corso degli anni, hanno contribuito a plasmare nel tempo lo stile, passando dall’aggressività sonora e dall’esibizionismo tecnico degli anni ottanta, influenzati da Miles Davies e Weather Report, alle atmosfere più fusion e acustiche dei decenni successivi.
Agli Yellowjackets va riconosciuto un merito innegabile: aver ottenuto il rispetto di quei “puristi jazz” che avevano sempre visto nella fusion una commistione di generi inaccettabile. La raffinata scrittura, la tecnica sopraffina e l’affiatamento tra i vari membri hanno permesso loro di guadagnare una credibilità nell’ambiente sulla quale nessuno avrebbe scommesso all’esordio e che li ha portati a guadagnare due Grammy Awards e innumerevoli altri premi e riconoscimenti internazionali.
Energia, ritmo, allegria, ma anche eleganza e atmosfera, hanno caratterizzato una delle serate più attese del cartellone dell’Estate Fiesolana. La musica degli Yellowjackets fonde arrangiamenti complessi, una grande eleganza compositiva e una vena melodica che rende i loro pezzi facilmente godibili anche da parte del grande pubblico, che ieri ha tributato calorosi applausi anche “a scena aperta” con standing ovation finale.
Il concerto di Fiesole ha confermato lo splendido stato di forma di uno dei più affiatati e rappresentativi quartetti di Jazz-fusion degli ultimi decenni, che a dispetto dell’età, almeno per tre quarti dei componenti, ha affascinato il pubblico.




Foto di Francesco Reale
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