Il vuoto riempito da Stenterello
Credetemi, in questo periodo del nuovo anno sono già saturo di cattive notizie e ho bisogno di cambiare aria e che cosa c’è di meglio pertanto del Carnevale? Questo periododi feste che risale addirittura ai tempi dell’antica Roma, è stato sempre, in particolare per i bambini, un tempo di gioia e di scherzi innocenti.
Quando mio figlio era piccolo lo facevo divertire (e mi divertivo anche io…), spesso insieme ai suoi amici, con il “teatrino dei burattini”. I burattini erano le maschere storiche della “Commedia dell’ Arte” italiana, come Pantalone, Arlecchino, Pulcinella, Brighella, il Dott. Balanzone, Colombina etc. e l’ ambientazione la facevo quasi sempre a Venezia, città simbolo del Carnevale, e facevo fare ai bambini l’accompagnamento musicale sull’aria appunto del “Carnevale di Venezia” o della canzone “Venezia la luna e tu…”.
Avrei desiderato fare il teatrino anche alla mia nipotina ma purtroppo i teatrini e le maschere storiche non si trovano più in commercio neppure nei negozi di giocattoli come lo storico Dreoni (ora trasferitosi alle Cure), sostituiti dai personaggi di oggi, tutti di provenienza estera, come l’Uomo Ragno, Barbie e Batman: tempi moderni.
È un peccato comunque che questa tradizione storica italiana come la “Commedia dell’ Arte” non venga più frequentata. Eppure anche in anni relativamente recenti abbiamo assistito a spettacoli di grande valore come, uno per tutti, la famosa messa in scena di “Arlecchino servitore di due padroni” di Giorgio Strehler, che a partire dal 1947 ne fece una bandiera della rinascita della cultura italiana, con nel tempo protagonisti eccezionali come Marcello Moretti e Ferruccio Solari. Mi ricordo
che alla “Pergola” rimasi estasiato da questo spettacolo.
E Firenze com’è messa in rapporto al Carnevale e alla “Commedia dell’ Arte”?
Direi bene, dal momento che tra i suoi precursori possiamo annoverare nel sedicesimo secolo Anton Francesco Grazzini detto il “Lasca” con i suoi canti “carnascialeschi” e con la costituzione nel 1612 della “Compagnia dei Confidenti” voluta e apprezzata anche dalla casata medicea.
Certo a Firenze non abbiamo maschere altrettanto famose come appunto Arlecchino (servitore imbroglione e irriverente e permanentemente affamato) o il bergamasco
Brighella (servitore furbo), Pantalone a Venezia, Pulcinella a Napoli che è forse il più famoso di tutti (mix tra servo sciocco e saggezza popolare), il Dott. Balanzone a Bologna, personaggio serioso e presuntuoso, Meneghino a Milano, Gianduja ad Asti e Torino o Colombina, sempre a Venezia, servetta furba e maliziosa con senso pratico, che fa spesso coppia con Arlecchino, ma, dalla seconda meta’ del diciottesimo secolo, anche noi abbiamo una maschera tipica e originale come quella di Stenterello.
Maschera fiorentina per eccellenza, Stenterello è frutto della creatività di Luigi Del Buono orologiaio con bottega all’allora Arco dei Pecori che era situato
all’inizio dell’attuale piazza San Giovanni e appoggiato al Palazzo Vescovile. Del Buono riuscì, appunto, a creare con Stenterello un personaggio tipicamente fiorentino: popolano arguto e autoironico con il nome appunto di Stenterello perché nato e vissuto in povertà, dalla battuta pronta e salace e capace di arrangiarsi in qualunque
situazione. Del Buono portò in scena il suo personaggio per la prima volta nel 1778 nel Teatro di Borgognissanti riscuotendo un grande successo, tanto da meritare in seguito i versi di Giuseppe Giusti che recitano: “dietro l’ avello di Machiavello dorme lo scheletro di Stenterello”.
Il successo continuò in seguito in tale misura da convincere il Del Buono a cedere la bottega di orologiaio per dedicarsi completamente a portare la sua maschera nei principali teatri fiorentini a partire dal Teatro del Cocomero, vale a dire l’ attuale Teatro Niccolini.
Del Buono recitò nei panni della sua maschera fino a quasi 80 anni e quando morì nel 1832 fu sepolto nella Chiesa di Ognissanti vicino al teatro dove aveva
esordito.
Nel tempo molti attori toscani e fiorentini hanno interpretato la maschera di Stenterello fino ai nostri tempi con Alfredo Bianchini e Giovanni Nannini. Mi ricordo ancora la prima volta che da bambino, insieme ai miei genitori, assistetti ad uno spettacolo con questa maschera al Teatro dell’ Affratellamento in via Giampaolo Orsini e ne rimasi affascinato.
Grazie quindi al Del Buono la nostra città ha riempito un vuoto ed ha la sua maschera che si affianca a quelle storiche della Commedia dell’Arte.
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