Rimedi (inutili) contro il caldo
Il palazzo davanti al mio è sempre fonte di grande ispirazione. Se l’inquilino del primo piano espone la renna natalizia tutto l’anno, la signora del terzo piano rilancia con l’ombrellone da spiaggia. Da qualche mese è apparso sul balcone un ombrellone talmente piccolo che penso possa fare ombra, al massimo, a una piantina di basilico. Che, comunque, non c’è.
Ma da quando i TG hanno iniziato a parlare di “bollino rosso” è apparso quello che il figlio del Perozzi (Amici miei ça va sans dire) avrebbe chiamato “il rinforzino”, ovvero un altro ombrellone da Puffi. Che dire? Ognuno si attrezza come può. O, più probabilmente, come pensa di riuscire a ingannare il cervello.
Mi è tornato in mente Quando la moglie è in vacanza, l’iconico film di Billy Wilder (lo so che la parola iconico è inflazionata, ma se non è iconica l’immagine di Marilyn Monroe con la gonna svolazzante cosa lo è?). A un certo punto la frizzante Marylin fa scaturire idee pruriginose a Tom Ewell, confessando di tenere la biancheria intima in frigo per combattere la calura estiva. Confessate… ci avete mai provato?
Io no. Però confesso che, in questi giorni, ho iniziato a guardare solo film ambientati tra neve, ghiacciai e venti polari. Dalla “A” di Alaska alla “Z” di Dottor Živago.
Ho marciato coi pinguini e assopita un po’ nella neve de Il grande silenzio di Corbucci, per poi ritrovarmi nel labirinto ghiacciato di Shining, inseguita da Jack Nicholson armato di ascia.
In effetti, tra visioni apocalittiche come The Day After Tomorrow e thriller gelidi come Fargo, viene quasi da pensare che qui, in fondo, non si stia poi così male.
C’è però un altro piccolo rimedio al caldo che vorrei proporvi.
È gratis e si può praticare con i piedi immersi in una bacinella d’acqua fresca e, per chi lo desidera, con un ventilatore da collo.
Ho scoperto da poco un motore di ricerca che si chiama The Last Museum.
È una piattaforma che raccoglie oltre 6 milioni di opere d’arte provenienti da migliaia di musei e istituzioni culturali di tutto il mondo, consultabile liberamente senza registrazione.
La cosa che mi ha colpito, però, non è tanto la quantità. È il modo in cui si può cercare.
Non serve conoscere il nome di un artista o di un’opera. Si può partire da un ricordo, da un’idea, da una sensazione. Provate a scrivere: “quadro con fiori azzurri”. Oppure “gatto nero”, “mare in tempesta” o “uomo a cavallo” (non avete idea di quante immagini di uomini a cavallo ci siano a ogni latitudine e in ogni periodo storico!).
Compariranno decine, a volte centinaia di immagini. Cliccando su ciascuna potrete scoprire il titolo dell’opera, l’autore, il museo che la conserva e, con un altro clic, arrivare direttamente alla collezione originale.
Ma il bello viene dopo.
Sotto ogni immagine compaiono opere simili.
Ed è lì che si perde completamente il senso dell’orientamento.
Si parte da un dipinto impressionista e ci si ritrova davanti a un manifesto pubblicitario degli anni Trenta, poi a una stampa giapponese, a un ricamo persiano, a una fotografia d’epoca.
Un vagabondaggio che può durare minuti o ore.
Se amate disegnare o dipingere è una miniera di ispirazione. Se siete semplicemente curiosi, è un modo bellissimo per viaggiare senza muoversi.
Si possono esplorare artisti, musei, culture, ma anche restringere la ricerca lungo una linea del tempo che va dal 3000 a.C. fino a oggi.
La cosa che trovo più affascinante è che non c’è un percorso prestabilito.
Si può partire da un mocassino comanche e finire davanti alle scarpette di seta ricamate della corte del Re Sole. Oppure seguire il filo di un colore, di un fiore, di un dettaglio che accomuna opere lontanissime tra loro.
Insomma, un rimedio contro il caldo forse non sarà.
Ma è un ottimo rimedio contro la noia.
Qui sotto vi lascio un paio di immagini che ho trovato durante la mia ricerca di “rimedi contro il caldo”.
Non sono meravigliose?
Buon peregrinaggio.
E, se vi va, fatemi sapere dove siete finiti.

Eadweard Muybridge | National Gallery of Art

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