Marzio Innocenti, nuovo presidente FIR

Torno a scrivere, dopo forse anche troppo tempo, su queste pagine di rugby. Ancora una volta amareggiato dai risultati della nazionale italiana e dei continui attacchi agli atleti azzurri che i cosiddetti esperti o appassionati si permettono di scrivere sui social, decido di prendermi una pausa in attesa di, forse, tempi migliori o che semplicemente mi torni la voglia di arrabbiarmi e scrivere del mondo della palla ovale.

Quello che mi ha mosso è stato il vedere le fotografie di Franco Smith completamente distrutto dalla pessima, va detto, prova degli italiani contro un Galles che si candida alla conquista del Grande Slam del Sei Nazioni 2021.
Prova di una Italia mai pronta, sempre in cantiere con nuove proposte ma mai con conferme definitive. Un problema oramai cronico che da troppo tempo ci accompagna e sempre di più si lega a i colori azzurri.

L’Italia deve uscire dal Sei Nazioni? Visti i risultati degli ultimi anni è una domanda legittima ma la cosa non è così semplice in quanto proprietaria, dopo l’arrivo del fondo di investimento CVC nel board del torneo, di 1/7 delle quote del torneo. Inoltre chi prenderebbe il suo posto? Georgia e Romania non hanno ancora dimostrato avere il livello di gioco necessario, nemmeno le strutture come stadi o centri di accoglienza, mentre l’avvicinarsi del Sud Africa ai tornei nell’emisfero nord con l’apertura della Rainbow Cup (allargamento del Pro14 alle franchigie sud africane uscite dal Super Rugby escludendo Cheethas e Southern Kings, anche questo in parte proprietà italiana) fa temere di un suo prossimo ingresso nel massimo torneo europeo.

L’Italia deve completamente ripensare al suo rugby? Decisamente si. Gli ultimi anni a livello competitivo sono stati semplicemente disastrosi e la gestione di Gavazzi si è mostrata essere troppo attenta alla parte economica, sanatorie necessarie, vero, finalmente il bilancio è in attivo e l’acquisto delle quote da parte di CVC farà arrivare ben altro denaro nelle casse della FIR. Eccessiva attenzione è stata data poi alle franchigie impegnate nelle varie coppe, con risultati altalenanti, e per niente al rugby di base o semplicemente a creare un torneo nostrano di interesse. La recente notizia dell‘effettuare il torneo 2020/2021 su base volontaria è stata la mazzata finale a tante, troppe realtà italiane.
Inutile dire che come fonte di giocatori per la nazionale le due franchigie sono decisamente scarse e poco e niente sta arrivando dal Top10 cosa, tra l’altro, che si è un po’ vista con l’arrivo di Smith alla panchina azzurra.
Da lì  crollo di Gavazzi nei consensi nelle ultime elezioni federali vinte con discreto numero di voti da Marzio Innocenti, risultato di una coalizione tra varie fazioni pronte a fare fronte comune contro un possibile ritorno della gestione degli ultimi anni. Piccolo cenno di miglioramento, l’unione fa la forza, ma basterà?
Innocenti nelle sue prime dichiarazioni ha già affermato che cercherà di fare tutto quello che ha promesso ma anche che è “troppo piccolo per tutti i problemi che ci sono”. Già sta mettendo le mani avanti o chiede ancora più unione?

Fatto sta che il tempo stringe, l’accordo tra il 6 Nazioni e la Federazione Italiana Rugby scade il 2023 e gli italiani devono rimboccarsi le maniche e fare una profonda autocritica.

Materiale fotografico da ufficio stampa Federazione Italiana Rugby

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Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.