La nostra “Corri la Vita”
La scorsa settimana abbiamo letto con grande piacere, qui su tuttafirenze, l’articolo scritto da Cesare Bacci come presentazione di Corri la Vita. Noi, che ci possiamo considerare dei fedelissimi di questa splendida manifestazione, vogliamo provare a raccontarla “da dentro”.
Inizia presto, Corri la Vita, da quando esci di casa la domenica mattina alle 7.45. Inizia presto, alla fermata dell’autobus. Noi abitiamo a 100 metri dallo stadio e il 17 ci porta dritti dritti in Piazza Vittorio Veneto, luogo della partenza. In attesa dell’autobus ci sono tre persone con la maglietta. Inconfondibili. L’autobus, in ritardo (sembra impossibile di domenica mattina) è punteggiato di ciclamini, il colore luminoso di quest’anno. E altri ne salgono, a ogni fermata. Qualche straniero guarda con curiosità. Non capisce, però sorride. E questi dove vanno… ma il colore è talmente bello che strappa un sorriso.
La fermata d’arrivo è in via delle Porte Nuove. Poi a piedi si va verso la partenza. Un brulichio di gente arriva da ogni parte del Piazzale di Porta al Prato. Passiamo davanti alla Leopolda dirigendoci verso il verde delle Cascine. Verde e ciclamino, un piccolo capolavoro di chi quest’anno ha scelto il colore.
La partenza sembra (quasi) quella della Maratona di New York dal Verrazzano-Narrows, il ponte dedicato al grande navigatore italiano. Qui c’è il Ponte alla Vittoria, un po’ meno monumentale ma sempre suggestivo. E mentre percorriamo il ponte, dopo almeno dieci minuti di attesa vista la fiumana diretta allo striscione teso nel cielo, vediamo che tantissima gente deve ancora entrare dalla parte del lungarno che porta alle Cascine.
Poi comincia la passeggiata. Ci sono anche quelli che la fanno di corsa, ma sono partiti prima. Quelli che camminano, come noi, se la prendono comoda. Quest’anno il percorso è particolarmente bello. Tutti i lungarni, sulla riva sinistra, dal Ponte alla Vittoria al Ponte alla Carraia. Poi si gira a destra verso via Maggio, la strada degli antiquari. La vecchia Firenze, ci torna in mente quella raccontata da Pratolini anche se lui ambientava i suoi romanzi dall’altra parte, verso Santa Croce. Via Maggio finisce e inizia via Romana fino a piazza della Calza e poi a Porta Romana. Da lì comincia la salita del viale Macchiavelli. “Fra un po’ c’è la deviazione e si scende” dice uno dei volontari che con la bandierina arancione indicano il percorso. Fiduciosi cominciamo a salire. La pendenza è dolce, la strada è un capolavoro, ombreggiata e tutta per noi ciclamini.
Si sale fino quasi al Piazzale Galileo e poco prima si gira a sinistra in via Giovanni Schiaparelli, una stradina stretta e pittoresca che dopo un centinaio di metri si immette in via San Leonardo. Corri la Vita serve anche a questo, a ritrovare la Firenze nascosta. Da via San Leonardo si procede spediti verso il Forte Belvedere.
Il gruppo è ancora abbastanza compatto. Naturalmente non c’è l’obbligo di seguire il percorso, ma quella maglietta appiccicata addosso ci rende davvero parte, per un giorno, di una comunità che porta in giro un messaggio di speranza. Tutto, o quasi, è possibile se si è uniti. Anche battere nemici subdoli e cattivi. Siamo fieri di essere guardati. Quasi nessuno prende scorciatoie. Anche perché quello che abbiamo intorno è così grandioso che ci sembrerebbe di mancare di rispetto alla nostra città.
Dal Forte Belvedere inizia la discesa verso Costa San Giorgio. E qui il gruppo comincia a sfilacciarsi. Si arriva in fondo, al Ponte Vecchio, dove il ciclamino si mescola a tanti altri colori e inizia a perdersi. L’avventura finisce in Piazza Signoria, ma la giornata continua dalla Loggia dei Lanzi con incontri, canti e piccoli spettacoli.
Eravamo in 44.000, dicono. C’erano però anche tante magliette bianche, senza data. Forse quelle ciclamino erano finite e allora, per dare a tutti l’orgoglio della partecipazione, sono state preparate in fretta e furia quelle bianche. Dal numero sembra che quasi il 15% dei fiorentini fosse a Corri la Vita. Un numero importante, un numero che fa ben sperare. E chi non c’era si prepari a partecipare l’anno prossimo. Perché, come disse un grande italiano, “libertà è partecipazione”.
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