Ponti o muri?
Lo disse papa Francesco che bisogna costruire ponti e non muri. E a Firenze hanno preso alla lettera il pontefice argentino.
In un anno hanno costruito un nuovo ponte dedicato alle sorelline Nencioni, vigliaccamente uccise nella notte bastarda della bomba dei Georgofili. Ponte che unisce le due sponde dell’Arno, tra il Lungarno Colombo (altezza Bellariva) e via Villamagna (altezza piazza Gualfredotto da Milano). E poi hanno rimesso a nuovo il Ponte del Pino con l’aiuto di RFI a cui il ponte, passando sopra la ferrovia, appartiene. Glorioso e importantissimo, stava cadendo a pezzi. Non si tratta dunque di una nuova opera, ma mantenerlo in vita è comunque meritorio.
Naturalmente polemiche velenosissime hanno preceduto e seguito le operazioni. Del Ponte Nencioni è stato detto che l’unica cosa fatta bene è il nome. Sul Ponte del Pino si è andati più cauti, visto che il rifacimento riguardava RFI e non il Comune (obbiettivo preferito degli attacchi di parte dei fiorentini). Quindi l’appiglio per le polemiche sono stati gli inevitabili problemi di viabilità, vista la sua chiusura al traffico durata alcuni mesi. E per parte dei cittadini i provvedimenti presi sono stati totalmente sbagliati, assolutamente inutili e decisamente fallimentari.
Resta comunque il fatto che i ponti uniscono e i muri dividono. I muri servono anche a sostenere, a sorreggere, a tenere in piedi qualcosa che altrimenti crollerebbe, ma spesso dividono, tengono lontano qualcuno, incutono timore. Basta pensare al muro di Berlino, costruito in una notte negli anni 60, che ha diviso in due la Germania. O al muro di Nicosia, che divide la capitale cipriota in zona turca e zona greca. Oppure al muro di Gaza, che circonda la Striscia. O a quello che copre circa 1000 degli oltre 3000 chilometri della frontiera tra Usa e Messico. Naturalmente, a seconda da dove lo si guarda e da chi lo guarda, il muro cambia la ragione della sua stessa esistenza. Può rappresentare una barriera di sicurezza, come per esempio le mura medievali che la sera, con la chiusura delle porte, rendevano le città inespugnabili (chi restava fuori provava a lanciare sassi per farsi aprire, da cui il detto “siamo alle porte con i sassi”). E, allo stesso tempo, può rappresentare una forma di segregazione e di negazione della libertà.
Sui ponti, invece, questo problema di interpretazione non esiste: tutti uniscono, anche se le polemiche non mancano. Abbiamo già detto cosa è successo riguardo ai nuovi ponti di Firenze, ma un caso emblematico è quello del Ponte sullo Stretto di Messina, che esiste da sempre anche se non è mai stato costruito (pur essendo già costato un bel po’ di soldi ai cittadini solo di burocrazia).
C’è chi dice che serve, chi dice di no… E tutti portano prove apparentemente inattaccabili per sostenere le rispettive ragioni.
Per fortuna lo sport (visto che di questo argomento si dovrebbe parlare in questa rubrica) ha in gran parte risolto il problema. Qui gareggiano tutti insieme, non si chiedono passaporti, non si guarda il colore della pelle, non si fanno distinguo in base alla religione o alle inclinazioni sessuali. Non si fanno domande e quindi non si aspettano risposte. Certo, i fomentatori di confusione non mancano. Ma qui i muri, se ci sono, si scavalcano e i ponti si percorrono senza paura.
Almeno in questo, papa Francesco è stato ascoltato.

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