Scrivere sui muri
“Mi meraviglio, parete, che tu non sia ancora crollata, giacché devi sopportare una tale quantità di sciocchezze da parte di quelli che scrivono!” (Pompei, scritta su una delle pareti dell’Anfiteatro, I sec. d.C.).
“Ciao, come va? Bene, penso. Te? Benone. Perché scriviamo sul muro? Hai cominciato tu” (Firenze, scritta su un muro presso una fermata del bus, 2014).
Da millenni scriviamo sui muri, specialmente nelle città. Pompei era una piccola città di provincia quando fu seppellita dall’eruzione del Vesuvio. Sui muri delle case, delle vie, dei lupanari e delle locande abbondano scritte di tutti i tipi. Si scriveva per affermare la propria virilità (“Gaio Valerio, soldato della I corte pretoriana, grande fottitore”, “Floronio, soldato gran chiavatore della settima legione è stato qui e solo poche donne lo hanno sperimentato” – presso la palestra).
Si scriveva per ricordare un momento piacevole (“Antioco è stato qui assieme alla sua Citera” – presso una via) oppure per evitare spiacevoli inconvenienti (“Cacone vattene! Ad allargare il culo qui corri qualche pericolo!” – presso l’ingresso di un’abitazione).
C’erano poi scritte sui giochi gladiatori e tantissimi messaggi propagandistici in occasione delle elezioni cittadine (“Vi prego di eleggere a edile Marco Cervino Vatia, lo appoggiano tutti i beoni nottambuli”).

Oggi molti dei messaggi che i pompeiani scrivevano sui muri li scriviamo in mille giornali, blog, twit, post. Sui muri dominano spesso i tag dei writers (sigle come “jado”, “yg”, “adr”) che attestano l’onnipresenza delle loro bombolette spray.
Ma esiste anche la street art. A Firenze sono famosi Clet, Blub e exit/enter. Street artist che lasciano le proprie opere su cartelli stradali, sportelli dei contatori, muri, recinzioni di cantieri. Insomma, molto meglio un muro scritto di uno bianco.
PS. Se vi ribecco a scrivere quelle ca..o di sigle sul muro di casa mia trasformo la vostra faccia in opere cubiste a suon di mazzate (Firenze, ira di un cittadino, XXI secolo d.C.)



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