Sulla strada a passo d’uomo
“Ciao, ho un biglietto per il concerto di De Gregori stasera al Teatro Tenda. Che fai, vieni?”.
“Chi ti ha dato buca?”
“Consideralo un regalo per il tuo compleanno”.
“Lo sai che è comunque brutto sentirsi la seconda scelta?”.
“È un si vecchia canaglia?”.
“Lo faccio per Francesco e non certo per te”.
“Ok. Alle 20.40 al Teatro Tenda”.
“Enrico, mi avevi già convinto al Ciao”.
Risate.
Sono le 17.00 e mancano 240 minuti al secondo concerto di De Gregori in 2 mesi. Mi devo organizzare. Esco dal lavoro alle 19.00. Sono in bici, ovviamente. La distanza lavoro-concerto è di 4 km. Riesco a farli a piedi in 60 minuti scarsi. Non lascio certo la bici fuori dal teatro custodita solo da 2 lucchetti. Lei rimarrà custodita al sicuro tra le quattro mura dove lavoro. Procederò per quei 4 km a passo d’uomo. “Sulla strada ci deve stare chi ci cammina”: via Romana, piazza Pitti, ponte Vecchio, lungarni, ponte da Verrazzano, lungarni sull’altra riva. Sulla strada a passo d’uomo è il preliminare più bello per un atto d’amore come il concerto del tuo cantante preferito.
Francesco è un mio amico. L’amico è qualcuno che ti aiuta a finire le frasi, che ti permette con le sue parole di chiudere il cerchio dei tuoi pensieri, E non è questo quello che fa anche il tuo cantante preferito?
“Sulla strada” è il titolo dell’ultimo album di inediti di Francesco De Gregori. Uno dei migliori dei suoi.
“Sulla strada ci deve stare chi ci cammina” canta il mio amico Francesco, “e chi ci pedala” aggiungo io. In questo caso sono io a finire le sue frasi. Siamo o non siamo amici?
Se dovessi incontrare sulla strada il mio amico Francesco so che non sarebbe lui.
“Cammino per la strada, qualcuno mi vede e mi chiama per nome. Si ferma e mi ringrazia, vuole sapere qualcosa di una vecchia canzone. Ed io gli dico scusami però non so di cosa stai parlando. Sono qui con le mie buste della spesa lo vedi sto scappando”. Il mio amico Francesco è solo quello delle canzoni, quello che sentirò tra poco sul palco.
“E vado per la vita a passo d’uomo, altra misura non conosco, altra parola non sono”. “Passo d’uomo” è una canzone che canta una filosofia di vita, un modo di procedere nella vita di tutti i giorni.
Ed io, stasera, vado per i lungarni a passo d’uomo.
L’album si chiude con una canzone che canta l’inizio di un amore. L’amore è un “Falso movimento”, è qualcosa di inaspettato. Le ultime parole sulla strada sono queste: “stasera sono un libro aperto, mi puoi leggere fino a tardi”. Benedetto amico mio che a 62 anni sei stato ancora capace di scrivere una bellissima canzone di inizio di un amore.
Al ritorno, dopo il concerto, rifaccio la stessa strada a passo d’uomo prima e a passo d’uomo con pedale poi verso casa. Onderod eghein. E penso che al Concerto il mio amico non ha cantato nessuna canzone “Sulla strada”. Vabbé.
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